La vostra iniziativa non rappresenta solo un contributo alla celebrazione di una lunga e gloriosa tradizione politica, intrecciata intimamente alla storia del nostro Paese, alle battaglie per il progresso economico e civile e alle conquiste democratiche e sociali. Il filone del pensiero socialista, profondamente radicato nel nostro continente, costituisce un patrimonio di valori e di idee la cui attualità è da approfondire in rapporto a sempre vive esigenze di giustizia e solidarietà nella società e di equità e collaborazione internazionale: esigenze e punti di riferimento imprescindibili anche di fronte alla grave crisi economica e sociale in atto e ai mutamenti e alle tensioni del mondo d’oggi.
sabato 28 aprile 2012
Il messaggio del Presidente della Repubblica
"Caro Riccardo, in occasione della manifestazione
indetta a Genova dal Partito Socialista Italiano, assieme alle fondazioni
socialiste, per ricordare e festeggiare il 120° anniversario della nascita del
Psi, invio a lei e a tutti i partecipanti il mio più sentito saluto.
La vostra iniziativa non rappresenta solo un contributo alla celebrazione di una lunga e gloriosa tradizione politica, intrecciata intimamente alla storia del nostro Paese, alle battaglie per il progresso economico e civile e alle conquiste democratiche e sociali. Il filone del pensiero socialista, profondamente radicato nel nostro continente, costituisce un patrimonio di valori e di idee la cui attualità è da approfondire in rapporto a sempre vive esigenze di giustizia e solidarietà nella società e di equità e collaborazione internazionale: esigenze e punti di riferimento imprescindibili anche di fronte alla grave crisi economica e sociale in atto e ai mutamenti e alle tensioni del mondo d’oggi.
La vostra iniziativa non rappresenta solo un contributo alla celebrazione di una lunga e gloriosa tradizione politica, intrecciata intimamente alla storia del nostro Paese, alle battaglie per il progresso economico e civile e alle conquiste democratiche e sociali. Il filone del pensiero socialista, profondamente radicato nel nostro continente, costituisce un patrimonio di valori e di idee la cui attualità è da approfondire in rapporto a sempre vive esigenze di giustizia e solidarietà nella società e di equità e collaborazione internazionale: esigenze e punti di riferimento imprescindibili anche di fronte alla grave crisi economica e sociale in atto e ai mutamenti e alle tensioni del mondo d’oggi.
Con questo spirito esprimo a lei e a tutti i partecipanti i migliori auguri,
apprezzando la vostra volontà di concorrere attivamente alla vita politica e al
confronto democratico".
Giorgio
Napolitano
Buon compleanno!
Il 15 agosto del 1892
nacque a Genova, nella sala Sivori, il Partito dei Lavoratori Italiani, unione
della corrente riformista di Filippo Turati e di tutti quei movimenti operai di
ispirazione marxista che si battevano per l’uguaglianza e la giustizia sociale.
Un anno dopo, durante il congresso di Reggio Emilia, il partito assunse
finalmente il nome che porterà con orgoglio per più un secolo, quello di
Partito Socialista Italiano.
A centoventi anni di distanza, oggi sabato 28 aprile
2012, il PSI sceglie di celebrare quello storico evento a Genova, nella stessa
sala che diede la luce a cuore ed anima del riformismo italiano. Riportiamo il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e le
riflessioni di Augusto Barbera, di Giuseppe Tamburrano, di Don Andrea Gallo e di Francesco Alberoni.
Augusto Barbera, direttore della rivista Quaderni Costituzionali e professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Bologna dal 1994, ha elencato alcuni dei contributi più importanti realizzati dal PSI in Italia. «Non è possibile ricostruire in poche righe il ricordo di un partito così importante per la storia del nostro Paese. Tra i tanti meriti del PSI non possiamo dimenticare il contributo dato alla nascita della democrazia nel nostro Paese, essendo stato il primo partito di massa nella storia italiana; la battaglia, importantissima, per sconfiggere il fascismo; l’apporto alla Costituente; la modernizzazione del Paese con le riforme del primo centrosinistra; il rafforzamento della politica di cooperazione atlantica con i governi Craxi; l’aver posto il tema delle riforme istituzionali, pur se mai riuscito e mai perseguito fino in fondo, con l’eccezione del superamento del voto segreto. Manca, purtroppo, tra i successi del PSI il tentativo di unificare la sinistra dopo la caduta del muro di Berlino. Sarà questo insuccesso politico, e non Tangentopoli, la causa di fondo della sua crisi».
Augusto Barbera, direttore della rivista Quaderni Costituzionali e professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Bologna dal 1994, ha elencato alcuni dei contributi più importanti realizzati dal PSI in Italia. «Non è possibile ricostruire in poche righe il ricordo di un partito così importante per la storia del nostro Paese. Tra i tanti meriti del PSI non possiamo dimenticare il contributo dato alla nascita della democrazia nel nostro Paese, essendo stato il primo partito di massa nella storia italiana; la battaglia, importantissima, per sconfiggere il fascismo; l’apporto alla Costituente; la modernizzazione del Paese con le riforme del primo centrosinistra; il rafforzamento della politica di cooperazione atlantica con i governi Craxi; l’aver posto il tema delle riforme istituzionali, pur se mai riuscito e mai perseguito fino in fondo, con l’eccezione del superamento del voto segreto. Manca, purtroppo, tra i successi del PSI il tentativo di unificare la sinistra dopo la caduta del muro di Berlino. Sarà questo insuccesso politico, e non Tangentopoli, la causa di fondo della sua crisi».
Il professor Giuseppe Tamburrano,
storico dirigente del PSI e attuale presidente della Fondazione Pietro Nenni,
auspica un ritorno agli ideali che sono stati alla base della fondazione del
partito, augurandosi che i giovani riescano oggi a portare avanti un testimone
importante e a lungo trascurato. «Il centoventesimo anniversario è un evento
straordinariamente rilevante. Il PSI è il partito più importante della storia
d’Italia, un partito che ha lottato per cause giuste. Ha, certo, commesso degli
errori ma ha amato profondamente ciascuno dei suoi compagni. Per me, come la
crisi del capitalismo dimostra, non è morto. Sono morti forse i socialisti ma
spero che le nuove generazioni saranno in grado si riprendere in mano quella
bandiera gloriosa, per battersi per quegli stessi ideali all’insegna dei quali
è nato il partito nel lontano 1892. Ideali di fratellanza, uguaglianza e
libertà per tutti. Ideali dei quali oggi più che mai si sente il bisogno,
particolarmente in Italia. Ricordiamo questo anniversario non come una
commemorazione di un caro estinto ma come un impegno per riunire chi aderisce a
quegli ideali degli inizi (ovviamente calati nel mondo moderno e attualizzati),
per dare maggiore giustizia libertà e uguaglianza a tutti gli uomini e a tutte
le donne italiane».
Don Andrea Gallo, guida la
comunità genovese di San Benedetto al Porto da oltre quarant’anni. Al
contrario della curia genovese, che “incoraggia il candidato del pdl, alle
elezioni comunali di Genova Don Gallo sostiene, come anche il Partito
Socialista Italiano, Marco Doria, il candidato indipendente che alle primarie
ha sbaragliato il Pd.
Per
Don Gallo “chi riprende i valori del socialismo è da
abbracciare subito. I valori non muoiono mai, magari possono cambiare di nome. Quando
il presidente Pertini passava per i paesi, tutti si toglievano il cappello e lo
salutavano. Quando i bambini chiedevano: “Chi è quello?”, noi rispondevamo: “Un
galantuomo”.
Il sociologo Francesco Alberoni ha voluto invece ricordare
l’importanza del socialismo come peso sullo scacchiere internazionale, in un
momento in cui il riformismo veniva piuttosto messo in disparte. «Il partito
socialista è stato il grande protagonista del riformismo. È vero che in questo
senso c’è stata anche una grande tradizione nell’area cattolica ma di fatto il
vero riformismo è figlio del socialismo. In questo senso il Psi non ha mai
avuto dubbi: non ha mai voluto eliminare il capitalismo e creare un “sistema
perfetto” ma riformare nel concreto, partendo dal basso. Aveva una vena
marxista ma non era dominante, non riduceva la vita all’economia. C’è una
grande tradizione, quella riformista, che è stata il lievito fecondante delle
migliori riforme che abbiano condizionato l’equilibrio europeo, proprio nel
periodo in cui erano dominanti gli estremismi. Il socialismo ha avuto la
consapevolezza dei limiti e degli estremi, ed è stato proprio questo a renderla
un’ideologia degna di rispetto, odiata da tutti coloro che idolatravano l’eccesso.
Anche per questo i socialisti sono stati massacrati da nazisti, dai comunisti,
dai fascisti. E non si può dire che loro abbiano massacrato mai qualcuno.
Quindi, a mio avviso, è giusto ricordare i socialisti e la loro storia, una
storia che merita e che è di grande valore, ingiustamente bistrattata dalla
storia».
mercoledì 25 aprile 2012
venerdì 20 aprile 2012
Quoque tu Nichi!
Il
ragazzo, si fa per dire, è pure simpatico. Con quell’aria da intellettuale
colto ma affatto snob, comunista e cattolico al tempo stesso, sognatore e
idealista dal linguaggio forbito e spesso aulico, Nichi Vendola è sicuramente
un personaggio particolare della politica italiana. Intelligente e navigato, è
però talvolta contraddittorio.
Invoca costantemente le primarie di coalizione
tra i partiti del centro-sinistra ma lui non le ha mai fatte per il suo partito, che guida come una sorta di dominus. Alle molte belle parole fa seguire pochi
fatti e poche proposte concrete. È
uno dei governatori più pagati d’Italia. E non è certo un volto nuovo della politica, vista la
sua antica militanza nel PCI e poi in Rifondazione Comunista prima di fondare
il partito ad personam, SEL, corredato dal movimento autoreferenziale La
fabbrica di Nichi.
Sette anni fa, vinse, quasi a sorpresa, per la prima volta
le elezioni regionali pugliesi, riconfermato nel 2010 per un secondo mandato.
Ma ognuno ha la propria spina nel fianco. Quella di Vendola si chiama sanità.
Ed è a causa della gestione della sanità pugliese, i cui costi sono cresciuti a
dismisura sotto il suo governo, che i riflettori della magistratura sono
puntati su Vendola. E così pochi giorni fa è toccato anche a lui di essere
indagato. L’accusa è pesante: abuso d’ufficio, peculato e falso, condivisa con
altre persone.[1]
I socialisti hanno sempre fatto del garantismo una propria bandiera.
Quindi,
coerentemente, fin quando le accuse non verranno provate e i soggetti coinvolti
condannati in via definitiva, per noi vale la presunzione di innocenza. Quello
che ci interessa è l’aspetto politico della vicenda. Più grave di quello
giudiziario, almeno per ora. Vendola si dice estraneo ai fatti che gli vengono
addebitati. La domanda allora sorge spontanea. Come è possibile che chi è a
capo di un ente pubblico, in questo caso una regione (ma l’esempio vale anche
per gli altri enti) non sappia cosa facciano, come agiscano e perché i proprio
collaboratori? È vero, non sempre si può essere “custodi del proprio fratello”.
Però ci viene subito in mente il “non poteva non sapere” di dipietrista
memoria: vale per tutti mica solo per alcuni.
E
se anche Vendola, in perfetta buona fede, non sapesse niente, che credibilità
può avere un politico che non sa controllare i propri collaboratori? Vi
ricordiamo, gentili lettrici e lettori, che Vendola aspira a guidare l’Italia!
E giusto per essere coerenti fino in fondo l’equazione indagato=dimissioni deve
valere per tutti non solo per gli avversari. La realtà è che il vendolismo ha
smesso da molto tempo la sua spinta propulsiva, supposto che l’abbia avuta
realmente, e così il fenomeno Vendola si sta esaurendo. Il buon Nichi
preferisce trascorrere la maggior parte del proprio tempo in televisione, da un
talk-show all’altro dimenticandosi che è un governatore di regione. I militanti
della prima ora cominciano ad abbandonarlo , complice anche la nuova moda
italiana cioè l’antipolitica del populista di turno, il novello Masaniello
Beppe Grillo. Vendola, da persona intelligente, lo ha capito e ha subito
attaccato Grillo, riuscendo a distogliere l’opinione pubblica dai suoi problemi
giudiziari. Che però non solo restano ma vanno avanti.
E che pesano sul suo
futuro politico.
domenica 15 aprile 2012
La chiusura del cerchio magico
Mancava. La
girandola di scandali che in questi anni ha colpito tutti i partiti, aveva solo
sfiorato la Lega Nord. Fino ad oggi. Le cronache giudiziarie di questi giorni
ci consegnano un quadro politico disastroso.
E’ l’ennesima conferma del
fallimento morale e politico dei partiti protagonisti della Seconda Repubblica.
E così, dopo chi
allora aveva lanciato sputi e monetine, dopo chi aveva invocato la pena di
morte, anche chi aveva sventolato in Parlamento il cappio della forca è stato
travolto dagli scandali. Aveva ragione Pietro Nenni quando affermava che “c’è
sempre uno più puro che ti epura”. Sgombriamo però il campo dai dubbi. Non c’è
alcuno spirito di rivalsa da parte nostra ne alcunché da festeggiare. C’è solo
una profonda amarezza e un grande sconforto. Dovuti al fatto che questi partiti
(ma si possono definire ancora tali?) , giusto vent’anni fa, hanno avuto
l’occasione di rinnovare la politica e con essa il Paese. Invece di affrontare
seriamente e risolvere definitivamente la questione morale, non sappiamo se per
viltà, per incapacità o per entrambe, hanno preferito mettere la testa sotto la
sabbia, come gli struzzi. Dall’alto (o dal basso?) della loro presunta, e tutt’altro
che dimostrata superiorità morale, questi partiti hanno pensato che, cancellati
dalla scena politica i protagonisti della Prima Repubblica, tutto si sarebbe
aggiustato da solo così, d’incanto. Non solo si sono sbagliati ma la questione
morale si è trasformata sempre più in un grosso bubbone che alla fine è
scoppiato. Colpendo proprio coloro che avevano il dovere morale, prima che
politico, di eliminarlo. La Lega Nord non ha fatto altro che adeguarsi, nel
tempo, allo status quo. Come tutti, ha predicato bene e razzolato male, anzi
malissimo. Adesso tutti versano lacrime di coccodrillo e in pochi giorni, per
salvare la faccia, la nuova summa della politica nostrana, il triangolo ABC
(Alfano, Bersani e Casini), ha proposto una bozza di accordo per i
finanziamenti e i rimborsi elettorali dei partiti[1]. Vedremo come
andrà a finire. Un’ultima
considerazione. Lo scandalo che ha travolto la Lega Nord è la pietra tombale sulla
Seconda Repubblica. Anzi, per usare un’espressione tanto cara alla Lega stessa,
ha chiuso definitivamente il cerchio magico.
Che di magico aveva
solo il potere di far sparire i soldi.
Una fine ingloriosa
quella della Seconda Repubblica, un ventennio che doveva rappresentare il
riscatto della politica e la rinascita del Paese ma che, invece, si è
dimostrato solo peggiore della Prima.
[1] La bozza prevede di bloccare, in
attesa di controllo, i rimborsi per le elezioni politiche e regionali ma non
quelli delle elezioni europee. I cui rimborsi ingiustamente finiranno nelle
casse dei partiti più grossi a discapito di quelli che non sono riusciti a
superare la soglia di sbarramento del 4%.
sabato 7 aprile 2012
mercoledì 7 marzo 2012
mercoledì 22 febbraio 2012
Dalle stelle alle stalle
Uno dei
più gravi errori che la politica post-tangentopoli ha commesso, è stato quello
di chiudersi nei palazzi e, soprattutto, nelle televisioni. Ciò ha permesso, da
un lato, il trionfo del berlusconismo, che sopravvive a Berlusconi stesso, e
dall’altro il distacco, sempre più profondo, dalla realtà quotidiana del paese.
Logica conseguenza ne è stata la crescente disaffezione della gente verso i
partiti, considerati tutti uguali e con l’unico intento di conseguire sempre
più potere. Con questa crisi dei partiti, sono nate nuove formazioni politiche
che fanno capo ad una sola persona o a poche, spesso nominate dal capo stesso.
Pensiamo al Pdl ma anche all’Idv e a Sel.
In questo contesto, da un anno a
questa parte, è comparsa un’altra formazione politica di questo tipo: il
Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, nato come associazione di liste civiche. La
motivazione di fondo della sua costituzione sta nella più totale avversione
verso i partiti e vuole cavalcare così la disaffezione antipolitica di cui
sopra. Motivazioni rispettabili ma, per quanto ci riguarda, altrettanto
opinabili. E’ risaputa la nostra posizione sulle liste civiche e non è il caso
di riprenderla. Non condividiamo la motivazione di Grillo e dei suoi
sostenitori secondo i quali i partiti devono essere superati e che il
cambiamento, ovviamente in meglio, è rappresentato solo dal M5S.
I partiti devono essere riformati e riportati alla loro funzione di indirizzo politico (che non esercitano più, ridotti come sono a gruppi di capicorrente che mirano solo al potere), non superati per far posto a nuovi uomini della Provvidenza. Il M5S si è presentato alle scorse amministrative in più città ottenendo un lusinghiero risultato. Dopodichè sono cominciati i problemi. Fedele alla sua icona di contestatore, una sorta di novello Masaniello, il buon Beppe ha cominciato a sparare a destra e a manca. Ha iniziato criticando aspramente la vittoria di Pisapia a Milano, per poi passare a Vendola e a De Magistris. Successivamente ci sono state le giustificazioni (con tanto di marcia indietro…) alle violenze in Val di Susa per la costruzione della TAV e agli ordigni alle varie sedi di Equitalia. Criticare è legittimo, farlo a prescindere, ritenendosi un guru infallibile, è presunzione. Giustificare la violenza è pericoloso e da irresponsabili. Le critiche sono piovute a raffica, anche da parte degli stessi grillini. Come se nulla fosse, il Nostro ha proseguito per la sua strada e ha affidato il M5S a una stretta oligarchia, da lui nominata e che solo a lui fa capo, alla faccia della condivisione e della democrazia! Non mancano le correnti, i litigi e le lotte intestine per le poltrone. Insomma il M5S comincia a somigliare sempre più a quei partiti che avversa. Alle critiche, però, cominciano ad aggiungersi le defezioni. Che sono diventate più numerose (anche se pochi ne parlano, perché bisogna portare acqua al mulino del Movimento) in occasione dell’uscita di Grillo sullo ius soli[1], cioè il riconoscimento della cittadinanza italiana ai nati in Italia da immigrati stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese. Un segno di grande civiltà.
Grillo invece lo ha bocciato, al pari della Lega e del Pdl (queste ultime con motivazioni diverse) ritenendolo solo fumo negli occhi per distrarre gli italiani dai problemi reali. I suoi stessi sostenitori lo hanno bollato come xenofobo, razzista e fascista. Alcuni lo hanno persino invitato a lasciare il Movimento!
Le polemiche e le critiche nei confronti del Movimento 5 Stelle sono diventate ancora più forti a proposito della Giornata della Memoria. In occasione della quale, il M5S del Piemonte, sulla propria pagina di Facebook, ha fatto un paragone orribile e inquietante, equiparando nazismo e sionismo[2].
A parte una presa di distanza formale da parte dei consiglieri del M5S eletti alla regione Piemonte (il post è stato rimosso con notevole ritardo e solo a causa delle feroci polemiche scaturite) e di qualche altro amministratore, non si è avuta nessuna reazione scandalizzata dalla maggior parte dei grillini, men che meno dal grande capo! Ora, siamo tutti d’accordo nel criticare e condannare la politica colonialista di Israele, i crimini commessi nei confronti dei palestinesi, e auspichiamo una soluzione pacifica del conflitto mediorientale e la creazione di uno Stato palestinese. Detto questo, però, non ci risulta che i palestinesi vengano deportati in massa, rinchiusi in campi di concentramento e sterminati con le camere a gas o nei forni crematori. E allora vogliamo chiudere questo post con Albert Einstein. Il quale, ebreo, per sfuggire ai nazisti, emigrò negli Stati Uniti. Sul questionario d'immigrazione, alla voce "razza" scrisse: Umana.
I partiti devono essere riformati e riportati alla loro funzione di indirizzo politico (che non esercitano più, ridotti come sono a gruppi di capicorrente che mirano solo al potere), non superati per far posto a nuovi uomini della Provvidenza. Il M5S si è presentato alle scorse amministrative in più città ottenendo un lusinghiero risultato. Dopodichè sono cominciati i problemi. Fedele alla sua icona di contestatore, una sorta di novello Masaniello, il buon Beppe ha cominciato a sparare a destra e a manca. Ha iniziato criticando aspramente la vittoria di Pisapia a Milano, per poi passare a Vendola e a De Magistris. Successivamente ci sono state le giustificazioni (con tanto di marcia indietro…) alle violenze in Val di Susa per la costruzione della TAV e agli ordigni alle varie sedi di Equitalia. Criticare è legittimo, farlo a prescindere, ritenendosi un guru infallibile, è presunzione. Giustificare la violenza è pericoloso e da irresponsabili. Le critiche sono piovute a raffica, anche da parte degli stessi grillini. Come se nulla fosse, il Nostro ha proseguito per la sua strada e ha affidato il M5S a una stretta oligarchia, da lui nominata e che solo a lui fa capo, alla faccia della condivisione e della democrazia! Non mancano le correnti, i litigi e le lotte intestine per le poltrone. Insomma il M5S comincia a somigliare sempre più a quei partiti che avversa. Alle critiche, però, cominciano ad aggiungersi le defezioni. Che sono diventate più numerose (anche se pochi ne parlano, perché bisogna portare acqua al mulino del Movimento) in occasione dell’uscita di Grillo sullo ius soli[1], cioè il riconoscimento della cittadinanza italiana ai nati in Italia da immigrati stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese. Un segno di grande civiltà.
Grillo invece lo ha bocciato, al pari della Lega e del Pdl (queste ultime con motivazioni diverse) ritenendolo solo fumo negli occhi per distrarre gli italiani dai problemi reali. I suoi stessi sostenitori lo hanno bollato come xenofobo, razzista e fascista. Alcuni lo hanno persino invitato a lasciare il Movimento!
Le polemiche e le critiche nei confronti del Movimento 5 Stelle sono diventate ancora più forti a proposito della Giornata della Memoria. In occasione della quale, il M5S del Piemonte, sulla propria pagina di Facebook, ha fatto un paragone orribile e inquietante, equiparando nazismo e sionismo[2].
A parte una presa di distanza formale da parte dei consiglieri del M5S eletti alla regione Piemonte (il post è stato rimosso con notevole ritardo e solo a causa delle feroci polemiche scaturite) e di qualche altro amministratore, non si è avuta nessuna reazione scandalizzata dalla maggior parte dei grillini, men che meno dal grande capo! Ora, siamo tutti d’accordo nel criticare e condannare la politica colonialista di Israele, i crimini commessi nei confronti dei palestinesi, e auspichiamo una soluzione pacifica del conflitto mediorientale e la creazione di uno Stato palestinese. Detto questo, però, non ci risulta che i palestinesi vengano deportati in massa, rinchiusi in campi di concentramento e sterminati con le camere a gas o nei forni crematori. E allora vogliamo chiudere questo post con Albert Einstein. Il quale, ebreo, per sfuggire ai nazisti, emigrò negli Stati Uniti. Sul questionario d'immigrazione, alla voce "razza" scrisse: Umana.
[1]In Italia, la disciplina è interamente
demandata alla legge ordinaria. La cittadinanza si può acquisire:
-con lo ius sanguinis (diritto di sangue):nascita da un genitore in possesso della cittadinanza;
-con lo ius soli (diritto del suolo), per il fatto di essere nato sul territorio dello stato;
-per il fatto di aver contratto matrimonio con un cittadino;
-per naturalizzazione (o per decreto o concessione), a seguito di un provvedimento della pubblica autorità, subordinatamente alla sussistenza di determinate condizioni.
Attualmente la maggior parte degli stati europei adotta lo ius sanguinis, eccetto la Francia, dove vige lo ius soli dal 1515.
-con lo ius sanguinis (diritto di sangue):nascita da un genitore in possesso della cittadinanza;
-con lo ius soli (diritto del suolo), per il fatto di essere nato sul territorio dello stato;
-per il fatto di aver contratto matrimonio con un cittadino;
-per naturalizzazione (o per decreto o concessione), a seguito di un provvedimento della pubblica autorità, subordinatamente alla sussistenza di determinate condizioni.
Attualmente la maggior parte degli stati europei adotta lo ius sanguinis, eccetto la Francia, dove vige lo ius soli dal 1515.
[2] Il sionismo è un movimento politico
internazionale il cui scopo originario era quello dell'affermazione del diritto all'autodeterminazione del popolo ebraico attraverso l'istituzione di uno stato
ebraico. Con la creazione di quest’ultimo nel 1948, si è trasformato in
movimento di sostegno allo stato. Non tutti gli ebrei del mondo sono favorevoli
ad esso, non ne fanno parte e sono fortemente critici, soprattutto riguardo
alla politica adottata da Israele nei confronti dei palestinesi.
giovedì 16 febbraio 2012
Il ritorno del Gattopardo
Vent’anni fa un uomo politico, grande leader e grande statista, veniva
assurto a simbolo di quel terremoto politico-giustizialista conosciuto come Tangentopoli.
Solo a lui, nonostante i successi ottenuti sia in campo politico sia in campo
economico da Presidente del Consiglio[1], venne riservato, soprattutto da un’opinione
pubblica aizzata da chi gli era stato sempre politicamente e
personalmente avverso, un trattamento terribile. Il prezzo pagato, a fronte
delle reali responsabilità che furono accertate durante i procedimenti
giudiziari e che non erano maggiori
rispetto a quelle di altri leader e partiti coinvolti, fu salatissimo. Oltre a subire
quello morale, rischiò il linciaggio fisico in una famosa sera in cui la
barbarie prese il sopravvento sul rispetto di un essere umano. Un’ inutile, ultima,
umiliazione che si poteva e si doveva risparmiare. Troppo tardi avvenne la sua
ammissione di responsabilità con la denuncia di un sistema totalmente corrotto[2]. Si pensava che la sua
(e del suo partito) fine , politica e umana, potesse chiudere definitivamente una brutta e drammatica stagione della politica italiana. Invece, a vent’anni di distanza, siamo a parlare ancora una volta di corruzione nei partiti come se nulla fosse (o meglio è) cambiato. Il caso di Luigi Lusi, senatore del Pd accusato di aver sottratto ben 13 ml di euro quando era tesoriere della Margherita[3] ci riporta indietro nel tempo. La Margherita è stato uno dei due cofondatori del Pd. Dove, nonostante l’espulsione immediata dal partito di Lusi, non sono affatto tranquilli. La vicenda sta passando in secondo piano, a causa del maltempo che attanaglia l’Italia e che occupa le cronache di Tg e giornali. La questione è grave. Oltre all’illecito, l’aspetto più allucinante è che partiti ormai estinti continuino a ricevere contributi dallo Stato. Tra il 2007 e il 2011, questi partiti hanno continuato a percepire cospicui rimborsi elettorali (per qualsiasi elezione) per cinque anni anche se la legislatura ne durava due[4]. Inoltre, i partiti che superano lo sbarramento (laddove previsto cioè per le politiche e le europee), e cioè gli stessi di cui sopra, si spartiscono i soldi dei rimborsi dei partiti che invece non ce l'hanno fatta. Un vergognoso doppio scandalo perpetrato da chi, nel 1992, si ergeva sul piedistallo di una falsa moralità e innocenza. E' il ritorno del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: “bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è”. E’ così è stato. Il caso Lusi dimostra, non essendo né il primo né l’ultimo (è di questi giorni la notizia dell'arresto del vicepresidente del consiglio regionale umbro ed ex-sindaco di Gubbio Orfeo Goracci, di Rifondazione Comunista, per abuso d'ufficio e concussione), come la corruzione nei partiti non sia stata affatto sconfitta, così come la questione morale non ancora affrontata seriamente[5]. Inoltre la vicenda riporta a galla i limiti e le manchevolezze di un’indagine, Tangentopoli, parziale e poco efficace. Carlo De Benedetti, il proprietario ed editore del quotidiano La Repubblica e del settimanale L'Espresso, nel libro del giornalista M. Damilano[6] ha affermato: “in quella operazione (cioè Mani Pulite ndb) il PCI è stato protetto, perché sia Borrelli che D’Ambrosio volevano distruggere un sistema di potere, non tutti i partiti, non la politica”.
Non sappiamo se le cose siano andate così come afferma De Benedetti.
Certo, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.
(e del suo partito) fine , politica e umana, potesse chiudere definitivamente una brutta e drammatica stagione della politica italiana. Invece, a vent’anni di distanza, siamo a parlare ancora una volta di corruzione nei partiti come se nulla fosse (o meglio è) cambiato. Il caso di Luigi Lusi, senatore del Pd accusato di aver sottratto ben 13 ml di euro quando era tesoriere della Margherita[3] ci riporta indietro nel tempo. La Margherita è stato uno dei due cofondatori del Pd. Dove, nonostante l’espulsione immediata dal partito di Lusi, non sono affatto tranquilli. La vicenda sta passando in secondo piano, a causa del maltempo che attanaglia l’Italia e che occupa le cronache di Tg e giornali. La questione è grave. Oltre all’illecito, l’aspetto più allucinante è che partiti ormai estinti continuino a ricevere contributi dallo Stato. Tra il 2007 e il 2011, questi partiti hanno continuato a percepire cospicui rimborsi elettorali (per qualsiasi elezione) per cinque anni anche se la legislatura ne durava due[4]. Inoltre, i partiti che superano lo sbarramento (laddove previsto cioè per le politiche e le europee), e cioè gli stessi di cui sopra, si spartiscono i soldi dei rimborsi dei partiti che invece non ce l'hanno fatta. Un vergognoso doppio scandalo perpetrato da chi, nel 1992, si ergeva sul piedistallo di una falsa moralità e innocenza. E' il ritorno del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: “bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è”. E’ così è stato. Il caso Lusi dimostra, non essendo né il primo né l’ultimo (è di questi giorni la notizia dell'arresto del vicepresidente del consiglio regionale umbro ed ex-sindaco di Gubbio Orfeo Goracci, di Rifondazione Comunista, per abuso d'ufficio e concussione), come la corruzione nei partiti non sia stata affatto sconfitta, così come la questione morale non ancora affrontata seriamente[5]. Inoltre la vicenda riporta a galla i limiti e le manchevolezze di un’indagine, Tangentopoli, parziale e poco efficace. Carlo De Benedetti, il proprietario ed editore del quotidiano La Repubblica e del settimanale L'Espresso, nel libro del giornalista M. Damilano[6] ha affermato: “in quella operazione (cioè Mani Pulite ndb) il PCI è stato protetto, perché sia Borrelli che D’Ambrosio volevano distruggere un sistema di potere, non tutti i partiti, non la politica”.
Non sappiamo se le cose siano andate così come afferma De Benedetti.
Certo, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.
[1] Per quanto riguarda quelli politici ricordiamo il caso Sigonella, uno degli esempi più lampanti. Per quelli in campo economico, riportiamo qualche stralcio delle considerazioni finali del Governatore Carlo Azeglio Ciampi (certamente non un craxiano nè tantomeno un socialista) alla 93a assemblea della Banca d'Italia “ ...Nel 1986 si sono concentrati i frutti di una azione tenace e di tendenze positive come non era più avvenuto da quando la prima crisi petrolifera, unendosi a squilibri interni, serrò l'economia italiana nelle strette dell'inflazione e ne minò la possibilità di sviluppo. La produzione e soprattutto la domanda interna hanno accelerato la crescita al 2,6% dell'una, al 3,2% dell'altra; il fabbisogno statale è stato contenuto entro i 110mila miliardi, al netto degli interessi e delle regolazioni di debiti pregressi è sceso da 46.000 a 36.000 miliardi di lire. Soprattutto l'inflazione è stata piegata. Quei progressi sono stati il risultato ultimo dell'azione del Governo, che si oppose alla deriva a cui, all'inizio degli anni '80, i prezzi e il sistema produttivo stavano abbandonandosi e che affrontò le cause interne all'inflazione. L'economia italiana è stata sottratta a squilibri irreparabili. L'ampliarsi del disavanzo pubblico veniva contrastato, la politica delle tariffe e dei prezzi amministrati cercava di contemperare le esigenze allocative e distributive con quella di non alimentare l'inflazione."
[2] In un drammatico discorso alla Camera dei Deputati il 3 luglio 1992, in cui chiamò a correità tutti i partiti. Ne diamo lo stralcio più significativo: “ Tutti sanno del resto che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.”.
L’Aula rimase in un assordante silenzio. Nessuno si alzò.
[2] In un drammatico discorso alla Camera dei Deputati il 3 luglio 1992, in cui chiamò a correità tutti i partiti. Ne diamo lo stralcio più significativo: “ Tutti sanno del resto che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.”.
L’Aula rimase in un assordante silenzio. Nessuno si alzò.
[3] Sembra
per finanziare il Big Bang di Matteo Renzi, oltre che per arricchimento
personale.
[4] In dettaglio ecco
le cifre (fonte: La Repubblica)
I Ds tra il 2008 e il 2011 hanno percepito in totale
32.312.974€. Il partito chiuse nell’ottobre 2007;
La Margherita, anche esso chiuso nell’ottobre 2007, tra il 2008 e il 2011 ha ricevuto 21.562.353€;
Forza Italia, chiuso nel novembre 2007, ha percepito
quasi 100ml di €;
An, chiuso nel 2009 (ma già nel 2008 si presentò alla
elezioni sotto il simbolo del Pdl), ha percepito quasi 60 ml di €;
Uniti nell’Ulivo chiuse dopo la caduta del governo
Prodi. Ma continuò a percepire i rimborsi. In totale furono circa 52 ml€,
finiti nelle casse di Ds e Margherita che gli avevano dato vita;
Infine la Sinistra Arcobaleno (Rifondazione Comunista, Comunisti
Italiani, Sinistra Democratica e Verdi) che si presentò solo alle elezioni del
2008 (e poi si sciolse). In totale, dal 2008 al 2011, i partiti che ne facevano
parte hanno incassato, complessivamente, circa 7.108.000€
[5] Persino i Radicali! L’ex tesoriere del partito, Pasquale Quinto, è stato condannato a 10 mesi di reclusione per appropriazione indebita e aggravata dalle casse del partito.
[5] Persino i Radicali! L’ex tesoriere del partito, Pasquale Quinto, è stato condannato a 10 mesi di reclusione per appropriazione indebita e aggravata dalle casse del partito.
[6] Eutanasia di un
potere – ed. Laterza 2012
venerdì 27 gennaio 2012
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