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mercoledì 22 febbraio 2012

Dalle stelle alle stalle

Uno dei più gravi errori che la politica post-tangentopoli ha commesso, è stato quello di chiudersi nei palazzi e, soprattutto, nelle televisioni. Ciò ha permesso, da un lato, il trionfo del berlusconismo, che sopravvive a Berlusconi stesso, e dall’altro il distacco, sempre più profondo, dalla realtà quotidiana del paese. Logica conseguenza ne è stata la crescente disaffezione della gente verso i partiti, considerati tutti uguali e con l’unico intento di conseguire sempre più potere. Con questa crisi dei partiti, sono nate nuove formazioni politiche che fanno capo ad una sola persona o a poche, spesso nominate dal capo stesso. Pensiamo al Pdl ma anche all’Idv e a Sel. 
In questo contesto, da un anno a questa parte, è comparsa un’altra formazione politica di questo tipo: il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, nato come associazione di liste civiche. La motivazione di fondo della sua costituzione sta nella più totale avversione verso i partiti e vuole cavalcare così la disaffezione antipolitica di cui sopra. Motivazioni rispettabili ma, per quanto ci riguarda, altrettanto opinabili. E’ risaputa la nostra posizione sulle liste civiche e non è il caso di riprenderla. Non condividiamo la motivazione di Grillo e dei suoi sostenitori secondo i quali i partiti devono essere superati e che il cambiamento, ovviamente in meglio, è rappresentato solo dal M5S. 
I partiti devono essere riformati e riportati alla loro funzione di indirizzo politico (che non esercitano più, ridotti come sono a gruppi di capicorrente che mirano solo al potere), non superati per far posto a nuovi uomini della Provvidenza. Il M5S si è presentato alle scorse amministrative in più città ottenendo un lusinghiero risultato. Dopodichè sono cominciati i problemi. Fedele alla sua icona di contestatore, una sorta di novello Masaniello, il buon Beppe ha cominciato a sparare a destra e a manca. Ha iniziato criticando aspramente la vittoria di Pisapia a Milano, per poi passare a Vendola e a De Magistris. Successivamente ci sono state le giustificazioni (con tanto di marcia indietro…) alle violenze in Val di Susa per la costruzione della TAV e agli ordigni alle varie sedi di Equitalia. Criticare è legittimo, farlo a prescindere, ritenendosi un guru infallibile, è presunzione. Giustificare la violenza è pericoloso e da irresponsabili. Le critiche sono piovute a raffica, anche da parte degli stessi grillini. Come se nulla fosse, il Nostro ha proseguito per la sua strada e ha affidato il M5S a una stretta oligarchia, da lui nominata e che solo a lui fa capo, alla faccia della condivisione e della democrazia! Non mancano le correnti, i litigi e le lotte intestine per le poltrone. Insomma il M5S comincia a somigliare sempre più a quei partiti che avversa. Alle critiche, però, cominciano ad aggiungersi le defezioni. Che sono diventate più numerose (anche se pochi ne parlano, perché bisogna portare acqua al mulino del Movimento) in occasione dell’uscita di Grillo sullo ius soli[1], cioè il riconoscimento della cittadinanza italiana ai nati in Italia da immigrati stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese. Un segno di grande civiltà. 
Grillo invece lo ha bocciato, al pari della Lega e del Pdl (queste ultime con motivazioni diverse) ritenendolo solo fumo negli occhi per distrarre gli italiani dai problemi reali. I suoi stessi sostenitori lo hanno bollato come xenofobo, razzista e fascista. Alcuni lo hanno persino invitato a lasciare il Movimento! 
Le polemiche e le critiche nei confronti del Movimento 5 Stelle sono diventate ancora più forti a proposito della Giornata della Memoria. In occasione della quale, il M5S del Piemonte, sulla propria pagina di Facebook, ha fatto un paragone orribile e inquietante, equiparando nazismo e sionismo[2]. 
A parte una presa di distanza formale da parte dei consiglieri del M5S eletti alla regione Piemonte (il post è stato rimosso con notevole ritardo e solo a causa delle feroci polemiche scaturite) e di qualche altro amministratore, non si è avuta nessuna reazione scandalizzata dalla maggior parte dei grillini, men che meno dal grande capo! Ora, siamo tutti d’accordo nel criticare e condannare la politica colonialista di Israele, i crimini commessi nei confronti dei palestinesi, e auspichiamo una soluzione pacifica del conflitto mediorientale e la creazione di uno Stato palestinese. Detto questo, però, non ci risulta che i palestinesi vengano deportati in massa, rinchiusi in campi di concentramento e sterminati con le camere a gas o nei forni crematori. E allora vogliamo chiudere questo post con Albert Einstein. Il quale, ebreo, per sfuggire ai nazisti, emigrò negli Stati Uniti. Sul questionario d'immigrazione, alla voce "razza" scrisse: Umana.

[1]In Italia, la disciplina è interamente demandata alla legge ordinaria. La cittadinanza si può acquisire:
-con lo ius sanguinis (diritto di sangue):nascita da un genitore in possesso della cittadinanza;
-con lo ius soli (diritto del suolo), per il fatto di essere nato sul territorio dello stato;
-per il fatto di aver contratto matrimonio con un cittadino;
-per naturalizzazione (o per decreto o concessione), a seguito di un provvedimento della pubblica autorità, subordinatamente alla sussistenza di determinate condizioni.
Attualmente la maggior parte degli stati europei adotta lo ius sanguinis, eccetto la  Francia, dove vige lo ius soli dal 1515.


[2] Il sionismo è un movimento politico internazionale il cui scopo originario era quello dell'affermazione del diritto all'autodeterminazione del popolo ebraico attraverso l'istituzione di uno stato ebraico. Con la creazione di quest’ultimo nel 1948, si è trasformato in movimento di sostegno allo stato. Non tutti gli ebrei del mondo sono favorevoli ad esso, non ne fanno parte e sono fortemente critici, soprattutto riguardo alla politica adottata da Israele nei confronti dei palestinesi.




giovedì 16 febbraio 2012

Il ritorno del Gattopardo


Vent’anni fa un uomo politico, grande leader e grande statista, veniva assurto a simbolo di quel terremoto politico-giustizialista conosciuto come Tangentopoli. Solo a lui, nonostante i successi ottenuti sia in campo politico sia in campo economico da Presidente del Consiglio[1], venne riservato, soprattutto da un’opinione pubblica aizzata da chi gli era stato sempre politicamente e personalmente avverso, un trattamento terribile. Il prezzo pagato, a fronte delle reali responsabilità che furono accertate durante i procedimenti giudiziari  e che non erano maggiori rispetto a quelle di altri leader e partiti coinvolti, fu salatissimo. Oltre a subire quello morale, rischiò il linciaggio fisico in una famosa sera in cui la barbarie prese il sopravvento sul rispetto di un essere umano. Un’ inutile, ultima, umiliazione che si poteva e si doveva risparmiare. Troppo tardi avvenne la sua ammissione di responsabilità con la denuncia di un sistema totalmente corrotto[2]. Si pensava che la sua 
(e del suo partito) fine , politica e umana, potesse chiudere definitivamente una brutta e drammatica stagione della politica italiana. Invece, a vent’anni di distanza, siamo a parlare ancora una volta di corruzione nei partiti come se nulla fosse (o meglio è) cambiato. Il caso di Luigi Lusi, senatore del Pd accusato di aver sottratto ben 13 ml di euro quando era tesoriere della Margherita[3] ci riporta indietro nel tempo. La Margherita è stato uno dei due cofondatori del Pd. Dove, nonostante l’espulsione immediata dal partito di Lusi, non sono affatto tranquilli. La vicenda sta passando in secondo piano, a causa del maltempo che attanaglia l’Italia e che occupa le cronache di Tg e giornali. La questione è grave. Oltre all’illecito, l’aspetto più allucinante è che partiti ormai estinti continuino a ricevere contributi dallo Stato. Tra il 2007 e il 2011, questi partiti hanno continuato a percepire cospicui rimborsi elettorali (per qualsiasi elezione) per cinque anni anche se la legislatura ne durava due[4]. Inoltre, i partiti che superano lo sbarramento (laddove previsto cioè per le politiche e le europee), e cioè gli stessi di cui sopra, si spartiscono i soldi dei rimborsi dei partiti che invece non ce l'hanno fatta. Un vergognoso doppio scandalo perpetrato da chi, nel 1992, si ergeva sul piedistallo di una falsa moralità e innocenza. E' il ritorno del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: “bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è”. E’ così è stato. Il caso Lusi dimostra, non essendo né il primo né l’ultimo (è di questi giorni la notizia dell'arresto del vicepresidente del consiglio regionale umbro ed ex-sindaco di Gubbio Orfeo Goracci, di Rifondazione Comunista, per abuso d'ufficio e concussione), come la corruzione nei partiti non sia stata affatto sconfitta, così come la questione morale non ancora affrontata seriamente[5]. Inoltre la vicenda riporta a galla i limiti e le manchevolezze di un’indagine, Tangentopoli, parziale e poco efficace. Carlo De Benedetti, il proprietario ed editore del quotidiano La Repubblica e  del settimanale L'Espresso, nel libro del giornalista M. Damilano[6] ha affermato: “in quella operazione (cioè Mani Pulite ndb) il PCI è stato protetto, perché sia Borrelli che D’Ambrosio volevano distruggere un sistema di potere, non tutti i partiti, non la politica”. 
Non sappiamo se le cose siano andate così come afferma De Benedetti. 
Certo, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.




[1] Per quanto riguarda quelli politici ricordiamo il caso Sigonella, uno degli esempi più lampanti. Per quelli in campo economico, riportiamo qualche stralcio delle considerazioni finali del Governatore Carlo Azeglio Ciampi (certamente non un craxiano nè tantomeno un socialista) alla 93a assemblea della Banca d'Italia “ ...Nel 1986 si sono concentrati i frutti di una azione tenace e di tendenze positive come non era più avvenuto da quando la prima crisi petrolifera, unendosi a squilibri interni, serrò l'economia italiana nelle strette dell'inflazione e ne minò la possibilità di sviluppo. La produzione e soprattutto la domanda interna hanno accelerato la crescita al 2,6% dell'una, al 3,2% dell'altra; il fabbisogno statale è stato contenuto entro i 110mila miliardi, al netto degli interessi e delle regolazioni di debiti pregressi è sceso da 46.000 a 36.000 miliardi di lire. Soprattutto  l'inflazione è stata piegata. Quei progressi sono stati il risultato ultimo dell'azione del Governo, che si oppose alla deriva a cui, all'inizio degli anni '80, i prezzi e il sistema produttivo stavano abbandonandosi e che affrontò le cause interne all'inflazione. L'economia italiana è stata sottratta a squilibri irreparabili. L'ampliarsi del disavanzo pubblico veniva contrastato, la politica delle tariffe e dei prezzi amministrati cercava di contemperare le esigenze allocative e distributive con quella di non alimentare l'inflazione."


[2] In un drammatico discorso alla Camera dei Deputati il 3 luglio 1992, in cui chiamò a correità tutti i partiti. Ne diamo lo stralcio più significativo: “ Tutti sanno del resto che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.”. 
L’Aula rimase in un assordante silenzio. Nessuno si alzò.

[3] Sembra per finanziare il Big Bang di Matteo Renzi, oltre che per arricchimento personale.

[4] In dettaglio ecco le cifre (fonte: La Repubblica)
I Ds tra il 2008 e il 2011 hanno percepito in totale 32.312.974€. Il partito chiuse nell’ottobre 2007;
La Margherita, anche esso chiuso nell’ottobre 2007,  tra il 2008 e il 2011 ha ricevuto 21.562.353€;
Forza Italia, chiuso nel novembre 2007, ha percepito quasi 100ml di €;
An, chiuso nel 2009 (ma già nel 2008 si presentò alla elezioni sotto il simbolo del Pdl), ha percepito quasi 60 ml di €;
Uniti nell’Ulivo chiuse dopo la caduta del governo Prodi. Ma continuò a percepire i rimborsi. In totale furono circa 52 ml€, finiti nelle casse di Ds e Margherita che gli avevano dato vita;
Infine la Sinistra Arcobaleno (Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e Verdi) che si presentò solo alle elezioni del 2008 (e poi si sciolse). In totale, dal 2008 al 2011, i partiti che ne facevano parte hanno incassato, complessivamente, circa 7.108.000€


[5] Persino i Radicali! L’ex tesoriere del partito, Pasquale Quinto, è stato condannato a 10 mesi di reclusione per appropriazione indebita e aggravata dalle casse del partito.

[6] Eutanasia di un potere – ed. Laterza 2012










giovedì 26 gennaio 2012

La libertà negata


La terribile esperienza del Ventennio fascista spinse i nostri Padri Costituenti , alla stesura della Carta Costituzionale, ad individuare, con la più ampia convergenza tra le forze progressiste e quelle moderate, nella libertà di espressione del pensiero uno dei cardini del nuovo stato democratico. Questo intendimento si tradusse nell’art. 21 della Costituzione[1]. Nato come articolo riguardante la libertà di stampa, al comma 1 esso afferma il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero[2]. Questa prolusione, gentili lettori, è necessaria per spiegare ciò che è successo il 22 gennaio a Milano. Durante la manifestazione leghista contro l’attuale governo e la sua politica economica i compagni socialisti di Milano, guidati dal consigliere comunale e responsabile del Psi lombardo, Roberto Biscardini, hanno promosso un’iniziativa, civile e pacifica, per denunciare l’ipocrisia e la responsabilità della Lega Nord per i suoi 15 anni di governo. Si è trattato dell’esposizione di un lungo striscione al passaggio del corteo leghista in vari punti del capoluogo lombardo. Striscione che non è affatto piaciuto ai leghisti i quali, vedendolo, hanno cominciato ad inveire violentemente contro i compagni milanesi. 
Non solo. Minacciando disordini hanno “costretto” (?) la Digos ad ordinarne la rimozione, per “motivi di ordine pubblico”. A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa c’era scritto su quello striscione di così pericoloso per l’ordine pubblico? Assolutamente nulla gentili lettori. Lo striscione in questione era un gigantesco tricolore. Avete letto bene. La Digos ha ordinato ai compagni milanesi la rimozione, perché ritenuta pericolosa per l’ordine pubblico, della nostra bandiera nazionale! Ora, senza scadere nella retorica risorgimentale e delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia (che la Lega non ha festeggiato), il Tricolore rappresenta, insieme all’Inno di Mameli, il nostro simbolo di riconoscimento nel mondo. La Costituzione stessa stabilisce come esso deve essere composto[3] ed è tutelato anche dal codice penale. Tra i reati di opinione[4], infatti, c’è anche quello di vilipendio alla bandiera[5], reato di cui Bossi si è macchiato per ben due volte[6]. Dunque, invece di essere difeso dalle forze dell’ordine, il tricolore è stato da queste rimosso perché dava fastidio a chi lo ha sempre sbeffeggiato ed ha inneggiato (e lo fa tuttora) alla secessione! Altro che motivi di ordine pubblico. 
In nessuna parte del mondo l’esposizione della propria bandiera nazionale può rappresentare e rappresenta un pericolo per l’ordine pubblico. E non ci risulta nemmeno in Italia, almeno fino al 22 gennaio scorso. Ma questo è il meno. L’atto di rimozione dello striscione ha rappresentato la negazione di quella fondamentale libertà di ogni stato democratico: il diritto di esprimere il proprio pensiero come sancito dalla nostra (e non solo) Costituzione. D’altronde non siamo né in dittatura né in uno stato di polizia. O si?


[1] Riportiamo solo il comma 1 dell’art. 21: « Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. »
[2] Negli Stati Uniti questo fondamentale diritto è sancito dal Primo Emendamento alla Costituzione.
[3] Art. 12 Cost.: « La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. »
[4] Dal 2006 i reati di opinione non comportano più una pena detentiva ma solo pecuniaria
[5] Art. 292 c.p.:«Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato»
« Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1000 a euro 5000. La pena è aumentata da euro 5000 a euro 10000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni. Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali.»
[6] In due occasioni, entrambe nel 1997. Per la prima, nel 2001 fu condannato ad 1 anno e 4 mesi, sentenza poi diventata definitiva in Cassazione nel 2007. Per la seconda, nel 2002 la Camera non concesse l’autorizzazione a procedere. La pena detentiva, con la riforma del 2006, fu trasformata in una multa di 3000€.

venerdì 23 dicembre 2011

AUGURI


I Socialisti di Genzano augurano a tutti Buone Feste

mercoledì 21 dicembre 2011

L’ultimo post


Il Psi ha presentato tre emendamenti alla manovra economica del Governo, in questi giorni in discussione al Senato, chiedendo che vengano presi in esame e votati in aula. Gli emendamenti, presentati dal Sen. Vizzini, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, riguardano alcuni temi discussi nell’ultima riunione della segreteria nazionale. Il primo emendamento presentato riguarda l’Imu cioè la nuova Ici. I socialisti chiedono, attraverso questo emendamento, che vengano escluse dal pagamento dell’Ici le abitazioni principali che costituiscano l’unica proprietà immobiliare. A questo si aggiunge la richiesta di abrogare l’esenzione dall’imposta per tutti quegli edifici di proprietà di enti religiosi adibiti anche ad attività commerciali (e quindi quelli “non esclusivamente commerciali”). ‘L’esercizio a qualsiasi titolo di un’attività commerciale – si legge nell’emendamento-  anche nel caso in cui abbia carattere accessorio rispetto alle formalità istituzionali dei soggetti e non sia rivolta a fini di lucro, comporta la decadenza immediata dal beneficio delle esenzioni dell’imposta’. In questo modo si cancella un vero obbrobrio creato da questa scellerata definizione (si veda il post “Dio e Cesare”) e si recuperano notevoli risorse finanziarie che potranno coprire (eccome!) i mancati introiti derivanti dall’esclusione per l’abitazione principale delle famiglie italiane. Insomma la seconda richiesta serve per la prima. 
Il secondo emendamento introduce nell’ordinamento il cosiddetto “prestito forzoso”a carico dei detentori dei grandi patrimoni: ‘in considerazione della eccezionalità della situazione economica e tenuto conto della  esigenza di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, ai soggetti che  detengono attività finanziarie di importo superiore a 1milione di euro, è fatto obbligo di sottoscrivere, nella  misura dello 0,5% del patrimonio, titoli del debito pubblico poliennali. Sui titoli è corrisposto un tasso di interesse corrispondente all’indice dei prezzi al consumo applicabile'.
Il terzo emendamento riguarda i costi della politica eliminando la disposizione che consente ai privati, che contribuiscono a favore dei partiti per importi fino a 50.000 euro, di rimanere occulti e, nello stesso emendamento, si prevede per i contributi ai partiti politici la medesima detraibilità spettante alle Onlus.
Con questo ultimo post chiudiamo. Per il 2011 naturalmente. Il prossimo anno saremo di nuovo qui, con le nostre idee e le nostre proposte, sempre aperti al confronto civile e democratico con chiunque voglia farlo.

venerdì 9 dicembre 2011

Il caffè socialista

Il 23 novembre scorso si è svolta l’assemblea congressuale del Psi di Basilicata in vista di quella nazionale dei primi di dicembre a Fiuggi. L’ampia cornice di pubblico ha visto la partecipazione dei massimi rappresentanti di quasi tutte le forze politiche lucane e di numerose compagne e compagni. 
Per la sezione di Genzano erano presenti il segretario cittadino Alessandro Ciola, e il vice-segretario Vito Quagliara. Questa nutrita partecipazione è il segno tangibile che i socialisti non solo esistono ma, malgrado le note vicende iniziate con la stagione giustizialista del 1992, sono lungi dallo scomparire come invece vorrebbero in molti. Gli ottimi risultati conseguiti alle ultime elezioni amministrative lasciano ben sperare per un definitivo rilancio dell’unico partito autenticamente riformista. L’unico partito che sin dalla sua nascita porta con sé i geni della cultura riformista, laica e liberale, così tanto liberale da sorvolare su chi si appropria indebitamente, per finalità propagandistiche o di facciata, dell’aggettivo “riformista”. Una cultura che ha permesso la conquista dei diritti civili e il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche del nostro paese. Il riformismo socialista è difesa dei più deboli, è dare più attenzione ai bisogni dei molti e non alle necessità dei pochi, è estendere al maggior numero di persone le libertà individuali e i diritti civili. E’ questa la bussola che indica il nostro cammino. Chi è autenticamente socialista sa che non ci sono altre vie, altri percorsi oltre questo. Il tema principale dell’assemblea, dal titolo “Per amore della Basilicata: svegliamola”,  ha riguardato la situazione della nostra regione. Una situazione non ancora drammatica ma certamente per nulla rosea. Per troppo tempo la Basilicata ha affidato il proprio sviluppo esclusivamente a finanziamenti esterni, prima dello Stato (la Cassa del Mezzogiorno) e poi della Comunità Europea. La conseguenza è che finite o quasi tali risorse finanziare, con la perdita di competitività dell’Italia e con il patto di stabilità, l’economia lucana si è fermata. Per farla ripartire occorre svegliarla con un caffè buono ma anche forte. Un caffè socialista. La cui miscela è fatta di idee e azioni. Innanzitutto noi socialisti siamo convinti che ormai è tempo di una nuova cultura politica che sappia coinvolgere attivamente quella parte di società civile, i giovani e gli anziani, che spesso ne è esclusa. Una politica sempre meno ingerente nella gestione degli enti e delle società. Per questo siamo per un nuovo Statuto che stabilisca, una volta per tutte, se l’Ente Regione deve essere il legislatore e l’ente di programmazione o anche quello di gestione. Di conseguenza proponiamo l’accorpamento di tutti gli enti e le società su cui la Regione è direttamente competente. Per fare un esempio, Acqua SpA con Acquedotto Lucano e SEL, i Consorzi di Bonifica con l’ALSIA. Si ottengono da un lato una maggiore efficienza e quindi, un migliore servizio ai cittadini e dall’altro un minor di spreco di risorse finanziarie. Siamo per la modifica della legge elettorale regionale sulla falsariga di quella per le elezioni provinciali. Questo per dare la possibilità a tutte le aree della regione di poter esprimere i propri rappresentanti in seno al Consiglio regionale. Noi socialisti riteniamo che il ruolo di consigliere sia incompatibile con quello di assessore regionale. Perché bisogna separare nettamente la funzione di indirizzo politico, tipico del Consiglio, da quella di governo, di competenza della Giunta. Sullo sfruttamento delle risorse naturali la nostra proposta è quella di rinegoziare le royalties, troppo squilibrate a favore dello Stato e delle compagnie petrolifere. Inoltre siamo contrari a nuove trivellazioni e favorevoli a riservare ampie aree e comprensori all’agricoltura, al turismo e a piccole attività imprenditoriali e artigiane. Per quanto riguarda lo sviluppo e l’occupazione, la principale priorità, riteniamo che sarebbe meglio passare a strumenti semplici a sostegno dell’occupazione a tempo indeterminato. Bisogna ripensare il sistema degli incentivi alle imprese, non più finanziamenti con contributi a fondo perduto ma finanziamenti integrali basati su linee di credito garantite, e concentrarli sulle piccole imprese (artigiane, agricole, manifatturiere) che rappresentano il tessuto produttivo regionale e nazionale. Infine c’è bisogno di recuperare credibilità della politica e delle istituzioni. Il centrosinistra lucano deve ritrovare la coesione, cogliendo l’occasione della verifica del tavolo regionale per aprire un costruttivo confronto non in merito all’organigramma della nuova Giunta ma sugli obiettivi politico-programmatici. Tutti devono fare un passo indietro, a partire dal Pd. Il quale deve dare l’esempio e dimostrare di essere veramente un partito e non una compagine di leader locali che bisogna “accontentare” occupando tutte le postazioni istituzionali disponibili. Per contro il Pd deve ascoltare e includere anche partiti che sono portatori di grandi culture politiche, dal riformismo socialista ai moderati e a Sel. Solo così si ridà credibilità e autorevolezza alle istituzioni e alla politica. Questo è il caffè che noi socialisti vogliamo offrire per svegliare la Basilicata. A qualcuno, ne siamo sicuri, potrà anche risultare amaro. Ma è così che i veri intenditori suggeriscono di bere il caffè. Per apprezzarlo e gustarlo appieno.


Il servizio del Tgr Basilicata

lunedì 24 ottobre 2011

Miscellanea


Rieccoci, gentili lettori, con un nuovo post. Dal nome particolare, scelto perché ci occuperemo di più argomenti. Iniziamo dai fatti di Roma. Tutti i media hanno parlato solo, o quasi, delle violenze fatte da quei cretini (a voler essere buoni) chiamati black bloc. Noi invece vogliamo fare alcune considerazioni sulla civile, pacifica e importante manifestazione degli indignati, che nulla ha a che spartire con i soggetti di cui sopra. Quali, dunque, le motivazioni e quali i destinatari della protesta. Non la politica e i suoi privilegi ma il mondo finanziario e i banchieri accusati, non a torto, di aver provocato, tramite enormi speculazioni finanziare, una delle più gravi crisi economiche da quella famigerata del 1929. I politici nostrani sono stati zitti sulle reali motivazioni della protesta degli indignati perché da tempo fanno la corte, per candidarli, a banchieri e grandi industriali. Per contro si sono scambiati accuse reciproche sulle violenze dei black bloc. Antonio Di Pietro si è voluto distinguere e ha invocato, incassando l’apprezzamento del ministro Maroni una nuova legge Reale[1]. Finalmente l’ex magistrato ha gettato la maschera rivelandosi per quello che è veramente: né moderato né di sinistra (e nemmeno di centro…). A seguito delle vivaci polemiche il buon Tonino si è affrettato a smentire se stesso. E pensare che l’Idv è uno degli assi portanti dell’attuale (e futuro) centrosinistra! Passiamo alle elezioni regionali in Molise dove il centrosinistra è stato sconfitto, secondo Dario Franceschini, grazie al Movimento 5 Stelle. Analisi totalmente sbagliata. Detto che ognuno è libero di votare per la parte che sente più vicina, il voto si conquista non si esige. Il centrosinistra ha perso principalmente per colpa del Pd che ha voluto forzatamente candidare come presidente un ex di Forza Italia, e ha portato a casa, come singolo partito, un misero 9%. A questo si deve aggiungere il calo di voti dell’Idv e il clamoroso flop di Sel, i quali, sia quando candidano persone diverse dai loro leader (essendo entrambi one-man party[2]) sia soprattutto quando si tratta di consultazioni dove i voti non sono quelli virtuali della televisione ma vengono espressi nell’urna, non mietono tanti consensi, anzi. Per contro, malgrado l’assenza della lista nella provincia di Isernia, noi socialisti abbiamo ottenuto un’ottima performance, migliorando di molto il risultato del 2006 (allora era lo SDI)[3]. Un risultato significativo che deve essere uno sprone per un rilancio della cultura socialista e riformista in Italia. Speriamo solo che la lezione del Molise serva a costruire un centrosinistra credibile. E a proposito di centrosinistra, Enrico Letta è stato ospite nella puntata del 17 ottobre del programma Ahi Piroso de La7. Alla domanda del conduttore, il giornalista Antonello Piroso, sulla proposta dell’Idv e di Sel (ma anche di Parisi del Pd) di fare immediatamente le primarie di coalizione, Letta ha risposto che vengono prima il programma e le alleanze, giudicando la proposta frettolosa e inopportuna, fatta da partiti che "sono costruiti ad immagine e somiglianza dei loro leader" e cioè partiti autocratici, proprio come il Pdl di Berlusconi (in fondo al post, c'è il video con la risposta completa). Alla luce delle affermazioni di Letta, però, non si capisce perché il Pd ancora prediliga l'asse con questi partiti "poco democratici". Il sospetto è che sia solo per opportunismo elettorale. Infine due parole su Gheddafi. E’ risaputo che con il Colonnello quasi tutti i paesi occidentali, a vario titolo e in vari anni, hanno avuto rapporti, amichevoli e non. Così, alla notizia della sua fine tutti i governi delle democrazie occidentali hanno preferito fare pochi commenti. Ad eccezione del nostro. Dal quale ci saremmo aspettati qualche parola di umana pietà per l’ex amico, accolto solo qualche mese fa con tutti gli onori. Invece abbiamo assistito a dichiarazioni imbarazzanti e ipocrite. Il ministro Frattini non più di un anno fa definì Gheddafi “un grande alleato per l’Italia” mentre ora ha dichiarato che la sua fine è “una grande vittoria del popolo libico”. Il ministro La Russa non poteva essere da meno e non lo è stato con il suo “dobbiamo gioire”. E di cosa, di un corpo trascinato per la strada? O degli sputi, dei calci e degli oltraggi ad un cadavere? Ma il non plus ultra è stato, manco a dirlo, Berlusconi. Che nella sua sublime e nota goffaggine ha dichiarato, riferendosi a Gheddafi, "sic transit gloria mundi"[4]. E forse, con un certo rammarico misto a preoccupazione, si riferiva anche a se stesso. Amen



[1] La legge Reale, dal nome del suo redattore, il Ministro di Grazia e Giustizia Oronzo Reale, fu introdotta nel 1975 per combattere i c.d. anni di piombo. Per un maggiore approfondimento vi rimandiamo al seguente link:


[2] Tradotto letteralmente: un uomo, un partito 

[3] Questo il link con i risultati:
http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/elezioni/regionali/molise.html


[4] Letteralmente: "così passa la gloria del mondo". E' la famosa locuzione usata quando viene eletto un Papa. Sta a significare la caducità e la volubilità della condizione umana.



L'intervento di Enrico Letta 

venerdì 14 ottobre 2011

La vittoria di tutti


Adesso che la fiducia al governo Berlusconi è passata possiamo tirare le somme su queste convulse giornate. Il Presidente del Consiglio è visibilmente sollevato e soddisfatto. Ha incassato una fiducia insperata, malgrado il suo ostentato (e forzato) ottimismo. Noi invece non siamo affatto soddisfatti. 
Il premier è ormai incapace di governare, ostaggio com'è dei suoi cortigiani, che non hanno ancora trovato un altro approdo sicuro, e della Lega (Bossi oggi ha ribadito che si va al voto quando lo decide lui) i quali continuano a tenerlo a galla mentre il Paese va a rotoli senza che nessuno si preoccupi di fermarne la corsa e invertire la rotta. In un comico (ma che di comico ha veramente ben poco) lapsus freudiano Cicchitto ha detto che “noi abbattiamo la crescita”. Insomma un governo alla frutta. E nella migliore tradizione italica che vede in politica nessuno sconfitto, anche l’opposizione, stavolta unita almeno nel votare contro (i programmi vengono dopo...forse), ha vinto. Lo si deduce dalle parole di Dario Franceschini, presidente del gruppo parlamentare del Pd il quale, soddisfatto del voto, ha dichiarato che la maggioranza perde pezzi. Ora, è vero che in politica nulla è scontato, nemmeno la matematica, ma hanno votato a favore della fiducia 316 deputati a fronte dei 314 dello scorso 14 dicembre 2010. A noi risulta, ma possiamo sempre sbagliare per carità, che 316 è un numero maggiore di 314. E se anche ciò che Franceschini afferma fosse vero, quante altre “fiducie” si devono votare affinché questa maggioranza allo sbando cada? 
La Bindi (mica poteva mancare!) se l’è presa (per dirla con un eufemismo) con i radicali che, votando alla prima chiamata, hanno permesso il raggiungimento del quorum necessario per la validità della votazione. 
Ma benedetta donna (non abbiamo ancora capito se ci fa o ci è) quale partito ha permesso ai radicali di entrare in Parlamento? Quale partito ha preferito fare l’accordo solo con l’Idv tra le cui fila militavano Scilipoti e Razzi, artefici del Gruppo dei responsabili che sostiene questo governo? 
E quale partito ha candidato, eleggendolo, Massimo Calearo anche lui fondatore del gruppo suddetto? Queste sono state le geniali scelte, da lei pienamente condivise, fatte nel 2008 dal suo partito, guidato da quella mente politica sopraffina che risponde al nome di Walter Veltroni, da molti detto, chissà perché, anche “Veltrusconi”. Dunque tutti hanno vinto o quasi. 
Già perché c’è uno sconfitto. E’ il Paese, sempre più preda dell’incertezza politica e della crisi economica. Con buona pace dei nostri politici.