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mercoledì 11 settembre 2013

11 settembre 1973


  
"Io credo che il socialismo liberi l'uomo"
(Salvador Allende 26.06.1908 - 11.09.1973)


giovedì 4 luglio 2013

L'incontro di Nencini con i giovani dirigenti del partito

Sabato 29 Giugno si è svolto a Roma, c/o l'Hotel Nazionale a Piazza Montecitorio, l'incontro tra il segretario nazionale del Psi, il sen. Riccardo Nencini, e i giovani dirigenti del partito. Postiamo il servizio del tg3 e la foto della delegazione lucana, tra cui il nostro vice-segretario Vito Quagliara.



Il servizio del tg3

Da sin. RaffaeleTantone,segr.reg Fgs, il nostro vice-segretario Vito Quagliara, Antonio Giansanti, il segr. naz. Riccardo Nencini,  Nicola Giansanti cons. com. di Rionero, Francesco Mongelluzzo della sez. di Melfi e l'assessore provinciale Francesco Pietrantuono.


mercoledì 1 maggio 2013

1° MAGGIO



"Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perchè non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero".
                                                                                                                Sandro Pertini
da PensieriParole

sabato 2 marzo 2013

Ripartire




I Socialisti sono ritornati in Parlamento. Di seguito la lettera che il Segretario nazionale Riccardo Nencini, neo senatore, ha inviato agli alleati.


                                                                 






                                                                     
                                                                 Pier Luigi Bersani
                                                                 Nichi Vendola
                                                                 Bruno Tabacci

in vista dell'incontro della coalizione 'Italia bene comune', ti metto a conoscenza delle questioni che rivestono particolare carattere di priorità nell'azione di governo. Si tratta di temi che è possibile declinare già nei primi mesi di attività dell'Esecutivo e del Parlamento. 

1. Diminuzione del numero di parlamentari, diverso ruolo da assegnare alle due Camere, conferimento  del diritto di voto ai sedicenni.

2. Adeguamento alla media europea delle indennità dei parlamentari, normativa sui gruppi di interesse (lobby), legge su conflitto di interessi.

3. Eliminazione dei benefit per gli eletti nelle regioni e riduzione delle indennità di consiglieri e assessori regionali al livello di quanti percepiscono le indennità più basse.

4. Finanziamento pubblico da elargire solo ai partiti in regola con l'articolo 49 della Costituzione. 

5. Abolizione delle Comunità Montane, incentivo alle fusioni dei comuni con popolazione inferiore ai tremila abitanti, taglio degli enti di secondo grado e contestuale predisposizione di una proposta di  riforma delle istituzioni locali e regionali.

6. Introduzione di tassazione sui grandi patrimoni.

7. Abolizione dell'IMU sulla prima casa.

8. Vendita patrimonio immobiliare dello Stato

9. Taglio alla spesa pubblica improduttiva ma non ai servizi alla persona. Rendere obbligatoria la spending review nelle amministrazioni dello Stato.

10. Detassazione Irap per le aziende che assumono giovani

11. Linea di credito agevolata per PMI

12. Misure di sostegno a studenti meritevoli fuorisede

13. Reddito di cittadinanza per disoccupati impiegati in attività di pubblica utilità

14. Ricontrattazione del patto di stabilità con i vertici dell'U.E. per favorire il pagamento delle aziende che lavorano con la P.A.

15. Riconoscimento giuridico delle diverse forme di famiglia.

16. Normativa che distingua le banche d'investimento dalle banche commerciali.

Non abbiamo la pretesa di ritenere questi sedici punti esaustivi e siamo naturalmente pronti a discutere di eventuali altre tematiche che vorranno essere avanzate.

Con un abbraccio,
Riccardo Nencini
                                                                Roma, 01 Marzo 2013


giovedì 7 febbraio 2013

ll decalogo socialista

Dieci grandi questioni irrisolte. Dieci proposte di legge che i deputati e i senatori del Partito Socialista Italiano presenteranno nel primo mese di attività parlamentare.


mercoledì 17 ottobre 2012

Documento


Pubblichiamo il documento approvato dalla Segreteria Regionale del PSI di Basilicata riunitasi il 15.10.2012 e presentato al Consiglio Regionale del 13.12.2012 sul riordino delle Province.


LA SEGRETERIA REGIONALE DEL PSI DI BASILICATA

nella riunione del 15 ottobre 2012 ha valutato i provvedimenti presi dal Governo e dal Parlamento in ordine al riordino delle Province, come previsto dal D.L. n.95/2012 convertito con la Legge n.135 del 7 agosto 2012.

A seguito dell’esame del provvedimento il PSI di Basilicata esprime le seguenti considerazioni:

1.
In via preliminare, il PSI ritiene che i cittadini lucani non possano ritenersi soddisfatti dell’attività svolta da tutti i rappresentanti istituzionali di Basilicata in seno al Governo e al Parlamento.
Il provvedimento, così come costruito, non avrebbe dovuto condurre al risultato di mantenere una sola provincia coincidente con il territorio della Regione. Eppure il risultato finale determinato dalle decisioni assunte dal Governo nell’individuare i parametri produce il risultato, inaccettabile per la Basilicata, di riorganizzare il territorio lucano su un’unica Provincia avente una dimensione di 10 mila chilometri quadrati. La Provincia più grande d’Italia.

2.
Il PSI ritiene fondamentale garantire la coesione dell’intero territorio regionale, indispensabile per la tenuta democratica della Regione Basilicata.
Coesione e tenuta democratica si realizzano anche con il mantenimento di un elevato grado di policentrismo verticale e anche spaziale nella organizzazione delle istituzioni, reso ancora più necessario dall’indebolimento del sistema dei partiti.
Per questo, senza ambiguità, è necessario raccomandare ai Comuni delle due città capoluogo di Provincia e al Comune  di Potenza, in particolare, la necessità di trovare una responsabile soluzione politica, con un’intesa che conduca al mantenimento nella città di Matera almeno della sede degli organi politici dell’ente provinciale.

3.
La Basilicata ha già perso una grande occasione nel non essere riuscita a concretizzare in tempi accettabili il progetto della “Grande Lucania”; un’idea forte che avrebbe recuperato territori, demografia e risorse nella storia e nelle tradizioni comuni a una parte del territorio della Campania. La Grande Lucania ci avrebbe consentito oggi di non dover subire il ridimensionamento istituzionale che la Basilicata è chiamata ad affrontare.
Con più convinzione e maggiore determinazione, la Basilicata deve riaffermare il riconoscimento della sua peculiare identità ed autonomia, nell’ambito di un riassetto dello Stato in chiave federalista che si fondi, però, su un confronto istituzionale “ortodosso”, non pressato dal vento populista dell’antipolitica o dalle esigenze di bilancio.
La democrazia non può essere cancellata dalla oggettiva debolezza di un Parlamento che ha perso di autorevolezza e di credibilità e che oggi si è assegnato da solo il ruolo di notaio.

Un momento della discussione


giovedì 4 ottobre 2012

La denuncia inascoltata


Purtroppo questi sono i risultati del berlusconismo, al quale certa sinistra e tutti i media fino ad ora si sono accodati. E' solo l'ultimo caso di iniziative, proposte, idee che puntualmente sono state ignorate.


mercoledì 3 ottobre 2012

L’elefante nella stanza


Questa famosa espressione viene usata per denunciare una situazione in cui evidenti verità vengono taciute per compiacere il potere, politico e non. E’ proprio quello che sta succedendo, da un po’ di tempo a questa parte, nel M5S. Il cui consigliere regionale Giovanni Favia, in una recente puntata del programma “Piazzapulita”, ha affermato che nel M5S la democrazia non esiste. Toh, che sorpresa. Un paio di mesi fa Marco Camisani Calzolai, docente allo Iulm, ha pubblicato uno studio secondo il quale oltre la metà dei follower di Grillo (e di altri politici), sono falsi. Mal gliene incolse. La ritorsione dei grillini e del gran capo è stata immediata. Hanno attaccato, attraverso il c.d. mailbombing[1], il malcapitato docente che, per tutelarsi, è stato costretto a rivolgersi alle autorità competenti. E che dire della querelle tra il neosindaco parmense Pizzarotti e Grillo sulla nomina (poi ritirata – il capo è il capo!) di Valentino Tavolazzi cacciato dal Movimento perché inviso a Grillo in quanto reo di aver denunciato lo strano connubio (mai chiarito…) tra lo stesso e la Casaleggio Associati. Sandra Poppi, consigliere comunale di Modena, espulsa perché accusata di denigrare il movimento mentre aveva solo denunciato una scorrettezza ai suoi danni[2]. Vittorio Ballestrazzi, uno dei fondatori del M5S di Modena si oppone all’espulsione. Cacciato anche lui. La lista degli epurati è lunga. A Cento i dissidenti, cacciati perché non allineati riguardo al caso Tavolazzi, hanno modificato il simbolo e il nome formando un nuovo movimento politico. Ma l’episodio più grave resta il caso Favia. A parte la ridicola ipotesi del complotto (le affermazioni sono state fatte durante un fuorionda), vecchio vizio italico usato da molti per giustificare le proprie magagne[3],  la faccenda è talmente seria che Favia, formalmente solo sfiduciato ma non cacciato (che sottile forma di esclusione…), ha replicato alle accuse di Grillo citando l’ormai famosa frase di Fini “che fai mi cacci?”.  Un capo che decide, insindacabilmente e da solo, chi può far parte e chi può candidarsi (a quando il “manifesto della pura razza grillina”?). Molti proclami e poche proposte alcune delle quali veramente assurde come quella di introdurre a Parma il fiorino come moneta di scambio al posto dell’euro. O come quella di rendere pubbliche le leggi on line almeno tre mesi prima dell’approvazione in modo tale da permettere ai cittadini di fare i propri commenti. Assurda perché, se ad esempio, si trattasse di un provvedimento antievasione quel tempo potrebbe bastare agli evasori per fare le contromosse. I militanti, pardon iscritti, del M5S continuano a sostenere, mentendo sapendo di mentire, che sono indipendenti da Grillo. Che rimane l’unico proprietario del logo e di conseguenza il dominus incontrastato del M5S. Un dominus che si arroga il diritto divino, frutto di una molto presunta superiorità morale, di parlare contro tutti e con qualsiasi tono. E se qualcuno si difende da questi attacchi magari sporgendo querela, Grillo si trincera dietro la libertà di parola e della rete. Se però è lui, o il M5S, ad essere criticato allora scatena i suoi integralisti seguaci contro il malcapitato di turno. Senza nemmeno chiedersi se le critiche sono fondate o meno. Alla faccia della libertà di parola, della rete, del civile diritto di critica e del dissenso e, soprattutto, della democrazia. Che non abita nel M5S.


[1] E’ una forma di attacco informatico attraverso il quale grandi quantitativi di email vengono inviati ad un unico destinatario provocandone l’intasamento della posta elettronica. Una delle secondarie conseguenze è l’impossibilità di usare la connessione internet per altri scopi o anche il crash dei server che sono preposti alla scansione antispam e antivirus della posta stessa.

[2] La Poppi, alle regionali del 2009, si piazza seconda alle spalle di Favia. Quest’ultimo, dovendo scegliere tra i collegi di Modena, Bologna e Reggio Emilia, su indicazione del M5S, opta per il primo, consentendo di entrare in Regione all’amico De Franceschi che aveva ottenuto meno della metà delle preferenze della Poppi. Quando si dice la vera amicizia...

[3] Ma come, il M5S non è diverso dagli altri partiti?