sabato 2 marzo 2013
Ripartire
Pier Luigi Bersani
Nichi Vendola
Bruno Tabacci
in vista dell'incontro della coalizione 'Italia bene comune', ti metto a conoscenza delle questioni che rivestono particolare carattere di priorità nell'azione di governo. Si tratta di temi che è possibile declinare già nei primi mesi di attività dell'Esecutivo e del Parlamento.
1. Diminuzione del numero di parlamentari, diverso ruolo da assegnare alle due Camere, conferimento del diritto di voto ai sedicenni.
2. Adeguamento alla media europea delle indennità dei parlamentari, normativa sui gruppi di interesse (lobby), legge su conflitto di interessi.
3. Eliminazione dei benefit per gli eletti nelle regioni e riduzione delle indennità di consiglieri e assessori regionali al livello di quanti percepiscono le indennità più basse.
4. Finanziamento pubblico da elargire solo ai partiti in regola con l'articolo 49 della Costituzione.
5. Abolizione delle Comunità Montane, incentivo alle fusioni dei comuni con popolazione inferiore ai tremila abitanti, taglio degli enti di secondo grado e contestuale predisposizione di una proposta di riforma delle istituzioni locali e regionali.
6. Introduzione di tassazione sui grandi patrimoni.
7. Abolizione dell'IMU sulla prima casa.
8. Vendita patrimonio immobiliare dello Stato
9. Taglio alla spesa pubblica improduttiva ma non ai servizi alla persona. Rendere obbligatoria la spending review nelle amministrazioni dello Stato.
10. Detassazione Irap per le aziende che assumono giovani
11. Linea di credito agevolata per PMI
12. Misure di sostegno a studenti meritevoli fuorisede
13. Reddito di cittadinanza per disoccupati impiegati in attività di pubblica utilità
14. Ricontrattazione del patto di stabilità con i vertici dell'U.E. per favorire il pagamento delle aziende che lavorano con la P.A.
15. Riconoscimento giuridico delle diverse forme di famiglia.
16. Normativa che distingua le banche d'investimento dalle banche commerciali.
Non abbiamo la pretesa di ritenere questi sedici punti esaustivi e siamo naturalmente pronti a discutere di eventuali altre tematiche che vorranno essere avanzate.
Con un abbraccio,
Riccardo Nencini
Roma, 01 Marzo 2013
giovedì 7 febbraio 2013
ll decalogo socialista
Dieci grandi questioni irrisolte. Dieci proposte di legge che i deputati e i senatori del Partito Socialista Italiano presenteranno nel primo mese di attività parlamentare.
- SVILUPPO ED EQUITÀ. Il dramma italiano è la mancata crescita. Negli anni ottanta il Pil cresceva il doppio della media europea. Negli ultimi vent'anni è cresciuto della metà. E oggi l'Italia attraversa una situazione di grave depressione. Per rilanciare lo sviluppo occorre che le forze socialiste europee abbiano la meglio su quelle conservatrici. L'Italia, intanto, nei limiti sanciti dai vincoli europei, deve operare per diminuire la tassazione sul lavoro e sulle imprese, e nel contempo dismettere parte del proprio capitale immobiliare, senza per questo svenderlo come già avvenuto in epoca di privatizzazioni. Il tutto nell'ottica di una politica di equità sociale, che preveda che chi più ha più dia.
Per questo il Psi propone una patrimoniale sui grandi patrimoni immobiliari e finanziari, una diversa e più selettiva modulazione dell'Imu che escluda la prima casa, tranne quella di lusso, il superamento del patto di stabilità – causa di larga parte delle difficoltà degli enti locali nel pagamento delle imprese - per quanto riguarda gli investimenti e una sua generale ricontrattazione. Su questi ultimi tre punti il Psi orienterà la sua prima proposta di legge. - LA COSTITUENTE. Il Psi da tempo ha lanciato la parola d'ordine della Costituente riprendendo uno slogan di Pietro Nenni nell'immediato dopoguerra ma valido ancor oggi: "O la Costituente o il caos". Oggi il caos istituzionale è la prassi della vita democratica italiana. Si vive in una situazione schizofrenica, in un sistema formalmente parlamentare ma sostanzialmente presidenziale.
La Costituzione resta quella del 1948 con la sola modifica del Titolo quinto, introdotta dal governo dell'Ulivo e poi messa in discussione dallo stesso governo Prodi per le numerose incongruenze introdotte nel rapporto tra stato e regioni. Per il resto le uniche modifiche introdotte in questi vent'anni di seconda Repubblica mai nata sono esclusivamente di natura elettorale. Il Psi porterà in Parlamento una riforma organica dello Stato, da varare attraverso un'Assemblea costituente, che dovrà scegliere tra parlamentarismo e presidenzialismo e solo in seguito tra proporzionalismo e maggioritario a uno o due turni. La preferenza del Psi è per un modello parlamentare di tipo tedesco, eventualmente con cancellierato, e per un proporzionale corretto, a cui si aggiunga la diminuzione del numero dei parlamentari e il Senato delle regioni. - LA DEMOCRAZIA DEI CITTADINI. Il Psi è partito della democrazia dei cittadini, non della democrazia delle èlites. In questi vent'anni sono venute meno molte prerogative democratiche. Parlamentari nominati e non eletti, listini regionali bloccati, giunte regionali, provinciali e comunali incompatibili con i Consigli, questi ultimi depotenziati dai tradizionali poteri, adesso proposta di abolizione dei Consigli provinciali e trasformazione delle province in enti di secondo grado, abolizione delle circoscrizioni nelle città con meno di 250mila abitanti.
La democrazia del popolo, che si esercita attraverso il voto, è stata gradualmente sostituita dalla democrazia delle élites, alle quali sono affidati i poteri di scelta dei nominati. Così le èlites si sono sostituite al popolo. Sono divenute il vero centro decisionale del sistema politico. L'oligarchia regna peraltro sovrana in ogni campo della vita sociale.
E in particolare nel mondo dell'informazione in cui singoli giornalisti televisivi possono incrementare o soffocare singole forze politiche attribuendole o negandole spazi, nel mondo giudiziario ove i partiti dei giudici regnano sovrani nel Csm effettuando promozioni o rimozioni a seconda dell'appartenza a questa o quella associazione, nel mondo industriale e sindacale, negando progressivamente diritti decisionali o di rappresentanza. Il Psi orienterà le sue proposte al ribaltamento della situazione attuale, per il ripristino della democrazia dei cittadini. - I GIOVANI. Occorre ribaltare un welfare tutto basato sull'assistenza agli anziani, che vanno tutelati, mentre il mancato sviluppo e la necessità di tagliare il debito hanno portato alla ribalta l'esplosione drammatica della questione giovanile. L'Italia oggi registra quasi il 35% di giovani disoccupati, che rappresentano un problema di ordine economico e sociale. Il Psi lavora per creare opportunità e non solo per la difesa di uno stato sociale che sta diventando iniquo. Investimenti sociali dunque.
Una legge che preveda la detassazione delle assunzioni giovanili, ammortizzatori per i giovani che passano da un lavoro a un altro, con copertura parziale dello stipendio e formazione professionale garantita, un salario minimo garantito per tutti i giovani in cerca di occupazione e intanto utilizzati per servizi di interesse pubblico ( la copertura potrebbe essere individuata da una maggiore entrata fiscale dovuta alla lotta all'evasione e da una maggiore tassazione delle rendite e dei grandi patrimoni). - LA GIUSTIZIA GIUSTA. È un vecchio obiettivo dei socialisti, che introdussero per referendum la responsabilità civile dei magistrati nel 1987, poi praticamente azzerata da una legge debole e contraddittoria. Occorre rilanciare, attraverso una proposta di legge del Psi, il tema giustizia con: lo sveltimento dei processi, magari anche la limitazione a due dei livelli di sentenza, la più scrupolosa e quasi mai rispettata gestione del carcere preventivo, che va ancor meglio e più specificatamente precisato, certo ristretto a casi estremi e non usato a fini di confessione, la separazione delle carriere dei magistrati, tra inquirenti e giudicanti, come avviene in tutti i paesi europei.
- LA REPUBBLICA LAICA. Il Psi proporrà di inserire all'articolo uno della Costituzione la parola "laica". L'Italia diviene così una Repubblica laica fondata sul lavoro. Il Psi intende rilanciare il tema dei diritti civili in Parlamento. Soprattutto su tre temi. Sulle coppie di fatto e il matrimonio gay, sul fine vita, sulla fecondazione assistita.
- I DIRITTI INDIVIDUALI. Sul matrimonio si intende parificare i diritti per le coppie eterosessuali e omosessuali, come avviene in Spagna e ormai anche in Francia, e come sta avvenendo perfino nell'Inghilterra del conservatore Cameron e in diversi stati americani. Più che leggi speciali occorre una semplice parificazione di diritti civili. E così per le coppie non sposate che devono poter godere di diritti all'ereditarietà e all'assistenza che solo l'Italia nega loro, ultima in tutta Europa.
Sul testamento biologico. l'Italia è il fanalino di coda del continente. Il primo a trattare l'argomento fu il socialista Loris Fortuna, padre della legge sul divorzio e sull'aborto, con una poposta di legge nel 1983 caduta nel vuoto. Il caso Englaro ha riacceso i riflettori sulla mancanza di qualsiasi legge sul fine vita, contrariamente agli altri paesi, dopo che già il caso Welby l'aveva richiamata. La legge che il centrodestra ha tentato di approvare a fine legislatura, rappresenta quanto di più conservatore, assurdo e liberticida esista. In nessun altro paese europeo, nemmeno nella Germania della democristiana Merkel, alimentazione e idratazione artificiale vengono considerate obbligatorie e da non contemplare nel testamento biologico. Il Psi sull'argomento si farà promotore di una proposta di legge che dedicherà a papà Englaro e che prevede che anche alimentazione e idratazione artificiali possano essere oggetto di testamento biologico. La pessima legge sulla fecondazione approvata nel 2004, e poi sottoposta a referendum abrogativo fallito per la mancanza del quorum, deve essere assolutamente modificata. Si tratta della terza anomalia italiana rispetto all'Europa in materia di diritti civili.
La legge italiana, infatti, ammette solo la fecondazione omologa, cioè della coppia sterile, e vieta invece quella eterologa, con seme o ovulo di una terza persona. E in più pone il divieto di utilizzare più di tre embrioni, anche per la crioconservazione e il loro uso a fini terapeutici. Si è creato il signor Embrione, che viene tutelato più del feto. Così la legge 40 sulla fecondazione assistita risulta in evidente contraddizione con la legge 194 sull'interruzione volontaria della gravidanza, richiamando su questo tema perfino l'attenzione della Corte dei diritti umani di Bruxelles. Il Psi si farà promotore di un netto cambiamento della legge 40. - LO IUS SOLI. Il Psi, con la legge Martelli del 1990, è stato il primo partito che ha affrontato il delicato problema dell'immigrazione. Oggi richiama il Parlamento a un dovere non più rinviabile. Riconoscere la cittadinanza italiana a tutti i bambini nati in Italia dagli immigrati che vi abitano regolarmente, in nome di un principio di civiltà, di umanità e di laicità, che deve prescindere dalla razza, dalla lingua e dalla religione.
- LA RIFORMA DELLA LEGGE SULLE BANCHE. Anche alla luce dello scandalo del Monte dei Paschi di Siena, il Psi ritiene urgente una profonda riforma degli istituti di credito in Italia. Occorre distinguere tra banche d'investimenti e banche commerciali perché il cittadino deve sapere dall'inizio come sono gestiti i suoi risparmi.
Nessuna fondazione bancaria può detenere oltre il 30 per cento delle azioni bancarie, i cosiddetti derivati devono essere regolamentati diversamente (si può prevedere anche il divieto dei cosidetti derivati misti) e il richiamo dei rischi di ogni investimento, e non solo quello sul mercato azionario, deve obbligatoriamente essere comunicato all'investitore. Si deve anche prevedere un ruolo pubblico nel finanziamento alle imprese, che oggi necessitano di risorse per investimenti, per tutelare e incrementare l'occupazione. Lo stato può e deve entrare in campo per far sì che il sistema bancario conceda credito all'economia italiana, e anche l'azione per il recupero dell'evasione fiscale messo in moto da Equitalia, non deve mai scontrarsi con la necessaria tenuta del nostro comparto industriale, artigianale, commerciale. - UNA SCUOLA LIBERA, DEL MERITO E DELLA FORMAZIONE. In tanti hanno tentato di por mano a riforme della scuola superiore e dell'università. Il Psi rilancia l'esigenza di una riforma organica tanto del sistema delle scuole superiori per offrire diverse opzioni umanistiche, scientifiche, tecniche, musicali comunque collegabili al mondo del lavoro e aperte alle esperienze del progetto 'Erasmus', quanto dell'università, centro di eccellenza da sottrarre a vecchie logiche baronali e da sostenere con una percentuale fissa del nostro PIL non inferiore a quella dei paesi del nord Europa per farne un luogo che offra la possibilità a tutti gli studenti meritevoli di conseguire la laurea (il numero dei laureati in Italia è in forte decrescita e supera di poco il 20 per cento contro il 40 per cento dei paesi europei più avanzati). Anche il sistema della doppia laurea va rivisto non avendo generato maggiori opportunità per aprirsi al mercato del lavoro. Il nostro Paese attraversa una duplice crisi.
Quella dei giovani che sono costretti ad abbandonare l'università e quella dei laureati senza lavoro, e che a volte sono costretti a lasciare l'Italia, imbarazzante analogia con il nostro passato di primo Novecento. La differenza è che oggi lasciano l'Italia i cervelli, gli scienziati, i ricercatori. Il Psi tenterà con tutti i suoi mezzi di potenziare la ricerca, di considerare la cultura, il turismo, la scienza, lo sport come straordinari fonti di sviluppo e di occupazione. Proporrà per questo l'istituzione del ministero della Cultura e, d'altro lato, di quello del Turismo, nonché di un singolo ministero dello Sport che, senza sottrarre al Coni i suoi poteri, rilanci la pratica sportiva anche come occasione di prevenzione e dunque di potenziale risparmio di cure. Si tratta di funzioni che devono essere considerate fondamentali per il futuro dell'Italia. Il Psi tali le considererà nella futura azione parlamentare.
venerdì 1 febbraio 2013
mercoledì 17 ottobre 2012
Documento
LA SEGRETERIA REGIONALE DEL PSI DI BASILICATA
nella riunione del 15 ottobre 2012 ha valutato i provvedimenti presi dal Governo e dal Parlamento in ordine al riordino delle Province, come previsto dal D.L. n.95/2012 convertito con la Legge n.135 del 7 agosto 2012.
A seguito dell’esame del provvedimento il PSI di Basilicata esprime le seguenti considerazioni:
1.
In via preliminare, il PSI ritiene che i cittadini lucani non possano ritenersi soddisfatti dell’attività svolta da tutti i rappresentanti istituzionali di Basilicata in seno al Governo e al Parlamento.
Il provvedimento, così come costruito, non avrebbe dovuto condurre al risultato di mantenere una sola provincia coincidente con il territorio della Regione. Eppure il risultato finale determinato dalle decisioni assunte dal Governo nell’individuare i parametri produce il risultato, inaccettabile per la Basilicata, di riorganizzare il territorio lucano su un’unica Provincia avente una dimensione di 10 mila chilometri quadrati. La Provincia più grande d’Italia.
2.
Il PSI ritiene fondamentale garantire la coesione dell’intero territorio regionale, indispensabile per la tenuta democratica della Regione Basilicata.
Coesione e tenuta democratica si realizzano anche con il mantenimento di un elevato grado di policentrismo verticale e anche spaziale nella organizzazione delle istituzioni, reso ancora più necessario dall’indebolimento del sistema dei partiti.
Per questo, senza ambiguità, è necessario raccomandare ai Comuni delle due città capoluogo di Provincia e al Comune di Potenza, in particolare, la necessità di trovare una responsabile soluzione politica, con un’intesa che conduca al mantenimento nella città di Matera almeno della sede degli organi politici dell’ente provinciale.
3.
La Basilicata ha già perso una grande occasione nel non essere riuscita a concretizzare in tempi accettabili il progetto della “Grande Lucania”; un’idea forte che avrebbe recuperato territori, demografia e risorse nella storia e nelle tradizioni comuni a una parte del territorio della Campania. La Grande Lucania ci avrebbe consentito oggi di non dover subire il ridimensionamento istituzionale che la Basilicata è chiamata ad affrontare.
Con più convinzione e maggiore determinazione, la Basilicata deve riaffermare il riconoscimento della sua peculiare identità ed autonomia, nell’ambito di un riassetto dello Stato in chiave federalista che si fondi, però, su un confronto istituzionale “ortodosso”, non pressato dal vento populista dell’antipolitica o dalle esigenze di bilancio.
La democrazia non può essere cancellata dalla oggettiva debolezza di un Parlamento che ha perso di autorevolezza e di credibilità e che oggi si è assegnato da solo il ruolo di notaio.
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| Un momento della discussione |
giovedì 4 ottobre 2012
La denuncia inascoltata
Purtroppo questi sono i risultati del berlusconismo, al quale certa sinistra e tutti i media fino ad ora si sono accodati. E' solo l'ultimo caso di iniziative, proposte, idee che puntualmente sono state ignorate.
mercoledì 3 ottobre 2012
L’elefante nella stanza
Questa famosa espressione viene usata per denunciare una
situazione in cui evidenti verità vengono taciute per compiacere il potere,
politico e non. E’ proprio quello che sta succedendo, da un po’ di tempo a
questa parte, nel M5S. Il cui consigliere regionale Giovanni Favia, in una
recente puntata del programma “Piazzapulita”, ha affermato che nel M5S la
democrazia non esiste. Toh, che sorpresa. Un paio di mesi fa Marco Camisani
Calzolai, docente allo Iulm, ha pubblicato uno studio secondo il quale oltre la
metà dei follower di Grillo (e di altri politici), sono falsi. Mal gliene
incolse. La ritorsione dei grillini e del gran capo è stata immediata. Hanno
attaccato, attraverso il c.d. mailbombing[1], il malcapitato docente che, per tutelarsi, è stato costretto a
rivolgersi alle autorità competenti. E che dire della querelle tra il
neosindaco parmense Pizzarotti e Grillo sulla nomina (poi ritirata – il capo è
il capo!) di Valentino Tavolazzi cacciato dal Movimento perché inviso a Grillo
in quanto reo di aver denunciato lo strano connubio (mai chiarito…) tra lo
stesso e la Casaleggio Associati. Sandra Poppi, consigliere comunale di Modena,
espulsa perché accusata di denigrare il
movimento mentre aveva solo denunciato una scorrettezza ai suoi danni[2]. Vittorio Ballestrazzi, uno dei fondatori del M5S di Modena si oppone
all’espulsione. Cacciato anche lui. La lista degli epurati è lunga. A Cento i
dissidenti, cacciati perché non allineati riguardo al caso Tavolazzi, hanno
modificato il simbolo e il nome formando un nuovo movimento politico. Ma l’episodio
più grave resta il caso Favia. A parte la ridicola ipotesi del complotto (le
affermazioni sono state fatte durante un fuorionda), vecchio vizio italico
usato da molti per giustificare le proprie magagne[3], la faccenda è talmente seria
che Favia, formalmente solo sfiduciato ma non cacciato (che sottile forma di
esclusione…), ha replicato alle accuse di Grillo citando l’ormai famosa frase
di Fini “che fai mi cacci?”. Un capo che
decide, insindacabilmente e da solo, chi può far parte e chi può candidarsi (a
quando il “manifesto della pura razza grillina”?). Molti proclami e poche
proposte alcune delle quali veramente assurde come quella di introdurre a Parma
il fiorino come moneta di scambio al posto dell’euro. O come quella di rendere
pubbliche le leggi on line almeno tre mesi prima dell’approvazione in modo tale
da permettere ai cittadini di fare i propri commenti. Assurda perché, se ad
esempio, si trattasse di un provvedimento antievasione quel tempo potrebbe
bastare agli evasori per fare le contromosse. I militanti, pardon iscritti, del
M5S continuano a sostenere, mentendo sapendo di mentire, che sono indipendenti
da Grillo. Che rimane l’unico proprietario del logo e di conseguenza il dominus
incontrastato del M5S. Un dominus che si arroga il diritto divino, frutto di
una molto presunta superiorità morale, di parlare contro tutti e con qualsiasi
tono. E se qualcuno si difende da questi attacchi magari sporgendo querela,
Grillo si trincera dietro la libertà di parola e della rete. Se però è lui, o
il M5S, ad essere criticato allora scatena i suoi integralisti seguaci contro
il malcapitato di turno. Senza nemmeno chiedersi se le critiche sono fondate o
meno. Alla faccia della libertà di parola, della rete, del civile diritto di
critica e del dissenso e, soprattutto, della democrazia. Che non abita nel M5S.
[1] E’ una forma di attacco informatico
attraverso il quale grandi quantitativi di email vengono inviati ad un unico
destinatario provocandone l’intasamento della posta elettronica. Una delle
secondarie conseguenze è l’impossibilità di usare la connessione internet per
altri scopi o anche il crash dei server che sono preposti alla scansione antispam
e antivirus della posta stessa.
[2] La Poppi, alle regionali del 2009, si piazza
seconda alle spalle di Favia. Quest’ultimo, dovendo scegliere tra i collegi di
Modena, Bologna e Reggio Emilia, su indicazione del M5S, opta per il primo,
consentendo di entrare in Regione all’amico De Franceschi che aveva ottenuto
meno della metà delle preferenze della Poppi. Quando si dice la vera amicizia...
giovedì 26 luglio 2012
Cervelli in fuga
Enrico e i voti
"Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo". Così Enrico Letta, vicesegretario del Pd, su un'intervista al Corsera. Grillo a noi non piace in alcun modo, ma sentire queste affermazioni da un autorevole esponente di un partito (si fa per dire...) di centrosinistra (anche qui si fa per dire) che aspira a governare il Paese, francamente ci pare troppo. Se Letta voleva fare un assist a Grillo c'è riuscito in pieno. Ancora una volta il Pd in confusione totale. Autorete.
Nichi e le dimissioni
Da Di Pietro e Vendola (ma non solo), spesso abbiamo sentito una frase, soprattutto riferita a Berlusconi e a molti suoi sodali coinvolti in inchieste, non ultimo l'attuale presidente della Regione Lombardia Formigoni: "chi è indagato deve dimettersi!". Pur essendo da sempre garantisti (per noi nessuno è colpevole fino alle condanne definitive), la condividiamo più che altro per una questione di dignità e di moralità. A maggior ragione, però, dovrebbe dimettersi chi è stato rinviato a giudizio! A meno che non si chiami Nichi Vendola. Incoerente
Nichi e le dimissioni
Da Di Pietro e Vendola (ma non solo), spesso abbiamo sentito una frase, soprattutto riferita a Berlusconi e a molti suoi sodali coinvolti in inchieste, non ultimo l'attuale presidente della Regione Lombardia Formigoni: "chi è indagato deve dimettersi!". Pur essendo da sempre garantisti (per noi nessuno è colpevole fino alle condanne definitive), la condividiamo più che altro per una questione di dignità e di moralità. A maggior ragione, però, dovrebbe dimettersi chi è stato rinviato a giudizio! A meno che non si chiami Nichi Vendola. Incoerente
Anna e le preferenze
Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, ha dichiarato che "il Pd vuole che i cittadini scelgano gli eletti, ma se qualcuno vuole una legge elettorale con le preferenze sappia che non siamo disponibili". E senza preferenze come faranno i cittadini a scegliere chi votare? Forse la Finocchiaro, sulla scena politica da ben 28 anni, ha paura di venire trombata alle prossime elezioni? Sarebbe pure l'ora che si facesse da parte e che non si ricandidasse più. Faccia di bronzo.
Rosy, Beppe, Pierferdinando e i matrimoni omosessuali
Non bastava il mitico Giovanardi che un giorno sì e l'altro pure inveisce contro gli omosessuali, con toni razzisti a dir poco. Rosy Bindi, dopo aver fatto una pessima figura all'assemblea del Pd, dove, appellandosi a cavilli burocratici, ha impedito che si votassero alcune proposte sul riconoscimento dei matrimoni fra omosessuali, ha citato, a supporto della sua (e non solo) posizione una sentenza della Corte Costituzionale che li proibirebbe. Come anche la Costituzione. Falso perché la Corte ha solo detto che per il riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso è necessario una legge e non sia possibile estenderlo automaticamente. Nella Costituzione poi non c'è alcun articolo che li riguarda, tantomeno un divieto. Pinocchia.
Grillo si è voluto distinguere da par suo e, dopo essersi dichiarato opportunisticamente a favore dei matrimoni tra omosessuali, ha accusato la Bindi di non aver mai avuto problemi di convivenza con il vero amore. Non solo volgare ma anche maschilista. Una cosa è rispondere politicamente, un'altra è offendere personalmente. Sull'amore poi. Vergognoso.
Anche Casini ha voluto dire la sua, definendo i matrimoni tra omosessuali incivili. Incivili e immorali sono le prebende e i privilegi che percepiscono i parlamentari. Ma su questo, il buon Pierferdi, preferisce glissare. Ipocrita.
Il Pd e lo statuto.
Lo statuto del Pd prevede che si possa essere candidati per un massimo di tre legislature. Rosy Bindi, che con l'attuale è alla sesta non potrebbe essere più candidabile. Con lei rischiano molti pezzi da novanta, tra i quali D'Alema, alla settima, Veltroni, alla sesta, Fioroni, alla quarta. In totale sono una settantina, non pochi. In molti, all'interno del Pd, cominciano a non sopportare più "l'arroganza della vecchia guardia nel ritenersi indispensabile" (Sandro Gozi in un'intervista alla Stampa). Il dilemma è concedere una deroga a tutti questi "vecchietti" o dare inizio a quel famoso rinnovamento nelle persone e nelle idee che tanto si predica a parole ma per nulla lo si pratica nei fatti? Amletici.
Silvio.
Abbiamo evitato di commentare la probabile ridiscesa in campo di Berlusconi. Il cui cervello è in fuga da troppo tempo ormai e non fa più notizia.
Grillo si è voluto distinguere da par suo e, dopo essersi dichiarato opportunisticamente a favore dei matrimoni tra omosessuali, ha accusato la Bindi di non aver mai avuto problemi di convivenza con il vero amore. Non solo volgare ma anche maschilista. Una cosa è rispondere politicamente, un'altra è offendere personalmente. Sull'amore poi. Vergognoso.
Anche Casini ha voluto dire la sua, definendo i matrimoni tra omosessuali incivili. Incivili e immorali sono le prebende e i privilegi che percepiscono i parlamentari. Ma su questo, il buon Pierferdi, preferisce glissare. Ipocrita.
Il Pd e lo statuto.
Lo statuto del Pd prevede che si possa essere candidati per un massimo di tre legislature. Rosy Bindi, che con l'attuale è alla sesta non potrebbe essere più candidabile. Con lei rischiano molti pezzi da novanta, tra i quali D'Alema, alla settima, Veltroni, alla sesta, Fioroni, alla quarta. In totale sono una settantina, non pochi. In molti, all'interno del Pd, cominciano a non sopportare più "l'arroganza della vecchia guardia nel ritenersi indispensabile" (Sandro Gozi in un'intervista alla Stampa). Il dilemma è concedere una deroga a tutti questi "vecchietti" o dare inizio a quel famoso rinnovamento nelle persone e nelle idee che tanto si predica a parole ma per nulla lo si pratica nei fatti? Amletici.
Silvio.
Abbiamo evitato di commentare la probabile ridiscesa in campo di Berlusconi. Il cui cervello è in fuga da troppo tempo ormai e non fa più notizia.
sabato 14 luglio 2012
Cervelli in fuga: nuova puntata
Leoluca e le poltrone
Eletto per la
quarta (!) volta sindaco di Palermo, Leoluca Orlando avrebbe già dovuto
dimettersi dalla carica di parlamentare, cosi come stabilisce una sentenza
della Corte Costituzionale del 2011, che sancisce l’incompatibilità della
carica di sindaco di un comune con più di 20.000 abitanti con quella di
parlamentare. A tutt’oggi il buon Leoluca, ricordiamo ras incontrastato
dell’Idv siciliano, non ha ancora compiuto questo semplice passo. Il perché non
ci è dato sapere. Bostik
Gianfranco e il futuro
Da quando ha
abbandonato il Pdl, Gianfranco Fini non ne azzecca più una. Fallito, per ora,
il progetto del Terzo Polo, con una formazione politica, Fli, che non è mai
decollata veramente, il buon Gianfranco sta cercando in tutti i modi di dare un
senso al suo futuro politico sempre meno roseo. E così, l’ultima pensata è
stata quella di allearsi con il Pd per il 2013, con Bersani premier, a patto
che l’eventuale governo sia appoggiato dagli stessi partiti che sostengono quello
attuale. All’interno di Fli le critiche sono piovute come grandine. A tutto c’è
un limite hanno sostenuto in parecchi. Opportunismo o colpo di sole?
Michele e la
televisione
Michele Santoro è un conduttore sicuramente carismatico
ma che spesso predica bene e razzola male. Dopo aver lasciato mamma Rai (con
una buonuscita di 2 mln di euro) e fallito l’accordo con La7, fonda Servizio
Pubblico, un programma indipendente trasmesso in streaming, finanziato con una
libera sottoscrizione di 10 €. In poco tempo fu raccolto 1 mln e così
l’avventura iniziò. Oggi, a distanza di un anno, Santoro ritorna sulle proprie
decisioni e firma un cospicuo accordo commerciale con La7 (8 mln di euro per 24
puntate) per trasmettere Servizio
Pubblico. I sottoscrittori del web non l’hanno presa bene. E delusi dalla
“rivoluzione tradita” chiedono conto del denaro che hanno dato al conduttore.
Che promette nulla cambierà. Servizio pubblico o privato?
Pierluigi e le
primarie
“Faremo le primarie”. Non più di un mese fa il
segretario del Pd Pierluigi Bersani faceva questo annuncio. All’interno del Pd
si scatenò la corsa a chi doveva parteciparvi. Ogni giorno i candidati
aumentavano sempre più. Ma nell’o.d.g. dell’assemblea nazionale del Pd del 16
luglio la discussione sulle primarie è scomparsa con buona pace dei c.d.
rottamatori o rinnovatori. I quali, a partire da Renzi e Civati per finire alla
Serracchiani hanno preferito, democristianamente, glissare sull’argomento
condividendo la scelta del segretario. Ma a pochi giorni dall’assemblea
nazionale ecco il “contrordine compagni!”. Le primarie si faranno purché non si
trasformino in un congresso del partito. Il rinnovamento, come il paradiso, può
attendere. Confusionario.
martedì 3 luglio 2012
Cervelli in fuga
E’ il titolo di
una nuova rubrica periodica con la quale commenteremo le “perle” più luminose
della politica nostrana.
Elsa e la Costituzione.
Dopo le lacrime
di coccodrillo e il pasticcio sul numero degli esodati, ennesimo scivolone, ancora
più rovinoso, del ministro del Welfare Elsa Fornero. Ad un’intervista al WSJ[1] ha dichiarato che “il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato,
anche attraverso il sacrificio”. L’infelice e improvvida dichiarazione si
commenta da sola. Per rinfrescare la memoria alla sig.ra ministro ricordiamo
che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”[2] e che “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al
lavoro e promuove le condizioni che rendono effettive questo diritto”[3].
Urge un ripasso
della Costituzione. Rimandata a settembre.
Debora e la storia d’Italia.
Debora
Serracchiani, giovane europarlamentare del Pd, si è detta favorevole
all’alleanza tra Pd e Udc. D’altronde, ha affermato, “il Pci e la Dc, insieme,
fecero leggi come quella sul divorzio o sull’aborto”. Come? Il Pci e la Dc?
Convinti che non sia andata così, per scrupolo, abbiamo controllato sui libri
di storia. La legge sul divorzio si deve principalmente al Partito Socialista
Italiano[4]. La Dc votò contro e raccolse
le firme per il referendum abrogativo. Indetto il referendum, solo il Psi e i
Radicali, tra i partiti che l’avevano votata in Parlamento, fecero una
massiccia campagna elettorale a favore del NO (che poi vinse nettamente). Il
Pci, per non irritare il Vaticano e convinto che il NO avrebbe perso, si tenne
opportunisticamente in disparte. La legge sull’aborto è invece una battaglia
vinta dai Radicali. Anche in questo caso il Pci si limitò a votare a favore in
Parlamento mentre la Dc votò contro. Suggeriamo alla Serracchiani di studiare approfonditamente la storia dell'Italia. Nel frattempo, bocciata senza appello!
Nicola e Tonino. I
ricatti della strana coppia.
Sempre a proposito dell’alleanza Pd-Udc. Nichi Vendola e
Tonino Di Pietro spaventati di rimanere ai margini di una futura coalizione di
centrosinistra, lanciano ricatti e ultimatuma al Pd. “Non mi interessa un’alleanza
tra Pd e Udc. Io mi siedo a parlare con il Pd solo se c’è anche Di Pietro” ha
dichiarato Vendola. Una strana coppia, Vendola e Di Pietro. Il primo ha ripetuto
come un mantra ossessivo di volere le primarie di coalizione per poi tirarsi
clamorosamente indietro e continua a non chiarire con quali alleanze vuole correre
alle elezioni. Il secondo ogni giorno non risparmia critiche feroci al Pd ma
vuole ripartire dalla “foto” di Vasto. Nel frattempo, Beppe Grillo e il M5S ringraziano per la
straordinaria e gratuita campagna elettorale a favore che questo litigioso
centrosinistra gli sta facendo. Autolesionisti.
Umberto e l’orgoglio
padano.
Una fine ingloriosa. Ormai sul viale del tramonto, messo definitivamente da parte con
la carica simbolica di presidente del partito, per l’ultima volta Umberto Bossi
ha provato a scaldare gli animi, al congresso della Lega, senza riuscirci. “La
Lega non ha rubato niente, i farabutti sono i romani, non i padani”. Un pessimo
e vergognoso canto del cigno. Penoso.
[1] Wall Street Journal
[3] Art.4 comma
1 Cost.
[4] con la presentazione, nel 1965, di un progetto di legge del deputato
Loris Fortuna, integrato da un altro progetto
di legge del deputato liberale Antonio Baslini, prima di venire approvata il 1°
dicembre 1970. E’
conosciuta anche come legge Fortuna-Baslini.
mercoledì 13 giugno 2012
L’opera dei pupi
Vi chiediamo
scusa anticipatamente, gentili lettori, per questo post. Il perché è presto
detto. Ci ostiniamo a discutere di politica mentre l’Italia è attanagliata da atroci
dubbi su chi siano i giocatori omosessuali della Nazionale e se Balotelli debba
di nuovo partire titolare o meno alla prossima partita. Di fronte a siffatte
drammatiche situazioni, ci rendiamo perfettamente conto che la politica è fuori
luogo. Purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) noi siamo un
partito politico e quindi di politica dobbiamo parlare, non di altro. Ci vogliamo
occupare della situazione politica siciliana, che poi è sintomatica di quella
nazionale. Raffaele Lombardo, a capo di una “strana” maggioranza (centrodestra
più il Pd), ha rassegnato le dimissioni in quanto indagato per concorso esterno
in associazione mafiosa. Fra quattro mesi si andrà di nuovo alle elezioni. Come
da copione arrivano le prime candidature. Claudio Fava, responsabile siciliano
di Sel, Rosario Crocetta e Mirello Crisafulli del Pd (come d’uopo quando si
tratta dei Democratici). Partiamo da Claudio Fava. Nulla da dire sulla persona,
sul suo straordinario impegno nella lotta alla mafia (che gli ha ammazzato il
padre, il giornalista Pippo Fava). Il punto è un altro. Fava, seppur giovane d’età
(rispetto all’attuale classe politica) ha già alle spalle una notevole carriera
politica. Possibile che all’interno di Sel siciliano non ci siano altre
personalità forti sulle quali puntare? Dov’è allora il ricambio della classe
politica tanto declamato anche da Vendola e che il paese intero richiede a gran
voce? La realtà, lo ribadiamo ancora una volta, è che Sel è una stretta
oligarchia. Così come l’Idv. Dove, sempre in Sicilia, si è consumata una lotta
intestina tra Leoluca Orlando e Fabrizio Ferrandelli, con quest’ultimo espulso
dal partito dipietrista in quanto reo di essersi candidato alle primarie (poi
vinte) del centrosinistra per le elezioni comunali a Palermo, che sarebbe spettata
ad Orlando, il capo dell’Idv isolana, un volto nuovo della politica!
Ad ogni elezione, sia per Sel che per l’Idv, i volti e i nomi che girano sono
sempre gli stessi. Il sospetto è che si predichi bene e si razzoli male. A
questo punto dovremmo fare le considerazioni sugli altri due candidati, quelli
del Pd. Lo sappiamo, gentili lettori, che parlare del Pd è come sparare sulla
Croce Rossa. Ma non è colpa nostra se il partito di Bersani non ne azzecca una.
In Sicilia ha poi dato il meglio, pardon peggio, di sé. Il pasticcio sulle
primarie alle comunali per Palermo, con le solite spaccature all’interno, ne è un esempio evidente. Ma è con l’appoggio
e la conseguente entrata in maggioranza di centrodestra alla Regione Sicilia(della
serie: la coerenza si chiede sempre agli altri mai a sé stessi. Chi ha orecchi…) che il partito di Bersani ha raggiunto la summa della politica. Dopo aver prima appoggiato esternamente Lombardo, per poi entrare in maggioranza e approvare molti provvedimenti della giunta, il Pd ha chiesto la sfiducia del Governatore, abbandonando la nave prima che affondi. E siccome il Pd sa sempre
cosa fare, oltre ai due propri candidati, sta pensando di appoggiare la
candidatura di Gianpiero D’Alia, principale esponente dell’Udc siciliano.
Quando si dice avere le idee chiare! A questo si aggiunga che Rosario Crocetta,
altro esponente della lotta alla mafia, è già europarlamentare mentre il
senatore Mirello Crisafulli, incurante del partito, si è autocandidato.
Dimenticandosi che è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio (di
dimissioni o espulsione dal partito manco a parlarne. D’altronde Crisafulli è un
vero e proprio “ras” delle preferenze). Ancora una volta il centrosinistra si
presenta spaccato. Una pessima opera dei pupi non c’è che dire. Che non promette nulla di buono in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
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