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sabato 2 marzo 2013

Ripartire




I Socialisti sono ritornati in Parlamento. Di seguito la lettera che il Segretario nazionale Riccardo Nencini, neo senatore, ha inviato agli alleati.


                                                                 






                                                                     
                                                                 Pier Luigi Bersani
                                                                 Nichi Vendola
                                                                 Bruno Tabacci

in vista dell'incontro della coalizione 'Italia bene comune', ti metto a conoscenza delle questioni che rivestono particolare carattere di priorità nell'azione di governo. Si tratta di temi che è possibile declinare già nei primi mesi di attività dell'Esecutivo e del Parlamento. 

1. Diminuzione del numero di parlamentari, diverso ruolo da assegnare alle due Camere, conferimento  del diritto di voto ai sedicenni.

2. Adeguamento alla media europea delle indennità dei parlamentari, normativa sui gruppi di interesse (lobby), legge su conflitto di interessi.

3. Eliminazione dei benefit per gli eletti nelle regioni e riduzione delle indennità di consiglieri e assessori regionali al livello di quanti percepiscono le indennità più basse.

4. Finanziamento pubblico da elargire solo ai partiti in regola con l'articolo 49 della Costituzione. 

5. Abolizione delle Comunità Montane, incentivo alle fusioni dei comuni con popolazione inferiore ai tremila abitanti, taglio degli enti di secondo grado e contestuale predisposizione di una proposta di  riforma delle istituzioni locali e regionali.

6. Introduzione di tassazione sui grandi patrimoni.

7. Abolizione dell'IMU sulla prima casa.

8. Vendita patrimonio immobiliare dello Stato

9. Taglio alla spesa pubblica improduttiva ma non ai servizi alla persona. Rendere obbligatoria la spending review nelle amministrazioni dello Stato.

10. Detassazione Irap per le aziende che assumono giovani

11. Linea di credito agevolata per PMI

12. Misure di sostegno a studenti meritevoli fuorisede

13. Reddito di cittadinanza per disoccupati impiegati in attività di pubblica utilità

14. Ricontrattazione del patto di stabilità con i vertici dell'U.E. per favorire il pagamento delle aziende che lavorano con la P.A.

15. Riconoscimento giuridico delle diverse forme di famiglia.

16. Normativa che distingua le banche d'investimento dalle banche commerciali.

Non abbiamo la pretesa di ritenere questi sedici punti esaustivi e siamo naturalmente pronti a discutere di eventuali altre tematiche che vorranno essere avanzate.

Con un abbraccio,
Riccardo Nencini
                                                                Roma, 01 Marzo 2013


giovedì 7 febbraio 2013

ll decalogo socialista

Dieci grandi questioni irrisolte. Dieci proposte di legge che i deputati e i senatori del Partito Socialista Italiano presenteranno nel primo mese di attività parlamentare.


mercoledì 17 ottobre 2012

Documento


Pubblichiamo il documento approvato dalla Segreteria Regionale del PSI di Basilicata riunitasi il 15.10.2012 e presentato al Consiglio Regionale del 13.12.2012 sul riordino delle Province.


LA SEGRETERIA REGIONALE DEL PSI DI BASILICATA

nella riunione del 15 ottobre 2012 ha valutato i provvedimenti presi dal Governo e dal Parlamento in ordine al riordino delle Province, come previsto dal D.L. n.95/2012 convertito con la Legge n.135 del 7 agosto 2012.

A seguito dell’esame del provvedimento il PSI di Basilicata esprime le seguenti considerazioni:

1.
In via preliminare, il PSI ritiene che i cittadini lucani non possano ritenersi soddisfatti dell’attività svolta da tutti i rappresentanti istituzionali di Basilicata in seno al Governo e al Parlamento.
Il provvedimento, così come costruito, non avrebbe dovuto condurre al risultato di mantenere una sola provincia coincidente con il territorio della Regione. Eppure il risultato finale determinato dalle decisioni assunte dal Governo nell’individuare i parametri produce il risultato, inaccettabile per la Basilicata, di riorganizzare il territorio lucano su un’unica Provincia avente una dimensione di 10 mila chilometri quadrati. La Provincia più grande d’Italia.

2.
Il PSI ritiene fondamentale garantire la coesione dell’intero territorio regionale, indispensabile per la tenuta democratica della Regione Basilicata.
Coesione e tenuta democratica si realizzano anche con il mantenimento di un elevato grado di policentrismo verticale e anche spaziale nella organizzazione delle istituzioni, reso ancora più necessario dall’indebolimento del sistema dei partiti.
Per questo, senza ambiguità, è necessario raccomandare ai Comuni delle due città capoluogo di Provincia e al Comune  di Potenza, in particolare, la necessità di trovare una responsabile soluzione politica, con un’intesa che conduca al mantenimento nella città di Matera almeno della sede degli organi politici dell’ente provinciale.

3.
La Basilicata ha già perso una grande occasione nel non essere riuscita a concretizzare in tempi accettabili il progetto della “Grande Lucania”; un’idea forte che avrebbe recuperato territori, demografia e risorse nella storia e nelle tradizioni comuni a una parte del territorio della Campania. La Grande Lucania ci avrebbe consentito oggi di non dover subire il ridimensionamento istituzionale che la Basilicata è chiamata ad affrontare.
Con più convinzione e maggiore determinazione, la Basilicata deve riaffermare il riconoscimento della sua peculiare identità ed autonomia, nell’ambito di un riassetto dello Stato in chiave federalista che si fondi, però, su un confronto istituzionale “ortodosso”, non pressato dal vento populista dell’antipolitica o dalle esigenze di bilancio.
La democrazia non può essere cancellata dalla oggettiva debolezza di un Parlamento che ha perso di autorevolezza e di credibilità e che oggi si è assegnato da solo il ruolo di notaio.

Un momento della discussione


giovedì 4 ottobre 2012

La denuncia inascoltata


Purtroppo questi sono i risultati del berlusconismo, al quale certa sinistra e tutti i media fino ad ora si sono accodati. E' solo l'ultimo caso di iniziative, proposte, idee che puntualmente sono state ignorate.


mercoledì 3 ottobre 2012

L’elefante nella stanza


Questa famosa espressione viene usata per denunciare una situazione in cui evidenti verità vengono taciute per compiacere il potere, politico e non. E’ proprio quello che sta succedendo, da un po’ di tempo a questa parte, nel M5S. Il cui consigliere regionale Giovanni Favia, in una recente puntata del programma “Piazzapulita”, ha affermato che nel M5S la democrazia non esiste. Toh, che sorpresa. Un paio di mesi fa Marco Camisani Calzolai, docente allo Iulm, ha pubblicato uno studio secondo il quale oltre la metà dei follower di Grillo (e di altri politici), sono falsi. Mal gliene incolse. La ritorsione dei grillini e del gran capo è stata immediata. Hanno attaccato, attraverso il c.d. mailbombing[1], il malcapitato docente che, per tutelarsi, è stato costretto a rivolgersi alle autorità competenti. E che dire della querelle tra il neosindaco parmense Pizzarotti e Grillo sulla nomina (poi ritirata – il capo è il capo!) di Valentino Tavolazzi cacciato dal Movimento perché inviso a Grillo in quanto reo di aver denunciato lo strano connubio (mai chiarito…) tra lo stesso e la Casaleggio Associati. Sandra Poppi, consigliere comunale di Modena, espulsa perché accusata di denigrare il movimento mentre aveva solo denunciato una scorrettezza ai suoi danni[2]. Vittorio Ballestrazzi, uno dei fondatori del M5S di Modena si oppone all’espulsione. Cacciato anche lui. La lista degli epurati è lunga. A Cento i dissidenti, cacciati perché non allineati riguardo al caso Tavolazzi, hanno modificato il simbolo e il nome formando un nuovo movimento politico. Ma l’episodio più grave resta il caso Favia. A parte la ridicola ipotesi del complotto (le affermazioni sono state fatte durante un fuorionda), vecchio vizio italico usato da molti per giustificare le proprie magagne[3],  la faccenda è talmente seria che Favia, formalmente solo sfiduciato ma non cacciato (che sottile forma di esclusione…), ha replicato alle accuse di Grillo citando l’ormai famosa frase di Fini “che fai mi cacci?”.  Un capo che decide, insindacabilmente e da solo, chi può far parte e chi può candidarsi (a quando il “manifesto della pura razza grillina”?). Molti proclami e poche proposte alcune delle quali veramente assurde come quella di introdurre a Parma il fiorino come moneta di scambio al posto dell’euro. O come quella di rendere pubbliche le leggi on line almeno tre mesi prima dell’approvazione in modo tale da permettere ai cittadini di fare i propri commenti. Assurda perché, se ad esempio, si trattasse di un provvedimento antievasione quel tempo potrebbe bastare agli evasori per fare le contromosse. I militanti, pardon iscritti, del M5S continuano a sostenere, mentendo sapendo di mentire, che sono indipendenti da Grillo. Che rimane l’unico proprietario del logo e di conseguenza il dominus incontrastato del M5S. Un dominus che si arroga il diritto divino, frutto di una molto presunta superiorità morale, di parlare contro tutti e con qualsiasi tono. E se qualcuno si difende da questi attacchi magari sporgendo querela, Grillo si trincera dietro la libertà di parola e della rete. Se però è lui, o il M5S, ad essere criticato allora scatena i suoi integralisti seguaci contro il malcapitato di turno. Senza nemmeno chiedersi se le critiche sono fondate o meno. Alla faccia della libertà di parola, della rete, del civile diritto di critica e del dissenso e, soprattutto, della democrazia. Che non abita nel M5S.


[1] E’ una forma di attacco informatico attraverso il quale grandi quantitativi di email vengono inviati ad un unico destinatario provocandone l’intasamento della posta elettronica. Una delle secondarie conseguenze è l’impossibilità di usare la connessione internet per altri scopi o anche il crash dei server che sono preposti alla scansione antispam e antivirus della posta stessa.

[2] La Poppi, alle regionali del 2009, si piazza seconda alle spalle di Favia. Quest’ultimo, dovendo scegliere tra i collegi di Modena, Bologna e Reggio Emilia, su indicazione del M5S, opta per il primo, consentendo di entrare in Regione all’amico De Franceschi che aveva ottenuto meno della metà delle preferenze della Poppi. Quando si dice la vera amicizia...

[3] Ma come, il M5S non è diverso dagli altri partiti?

giovedì 26 luglio 2012

Cervelli in fuga


Enrico e i voti
"Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo". Così Enrico Letta, vicesegretario del Pd, su un'intervista al Corsera. Grillo a noi non piace in alcun modo, ma sentire queste affermazioni da un autorevole esponente di un partito (si fa per dire...) di centrosinistra (anche qui si fa per dire) che aspira a governare il Paese, francamente ci pare troppo. Se Letta voleva fare un assist a Grillo c'è riuscito in pieno. Ancora una volta il Pd in confusione totale. Autorete.


Nichi e le dimissioni
Da Di Pietro e Vendola (ma non solo), spesso abbiamo sentito una frase, soprattutto riferita a Berlusconi e a molti suoi sodali coinvolti in inchieste, non ultimo l'attuale presidente della Regione Lombardia Formigoni: "chi è indagato deve dimettersi!". Pur essendo da sempre garantisti (per noi nessuno è colpevole fino alle condanne definitive), la condividiamo più che altro per una questione di dignità e di moralità. A maggior ragione, però, dovrebbe dimettersi chi è stato rinviato a giudizio! A meno che non si chiami Nichi Vendola. Incoerente

Anna e le preferenze
Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, ha dichiarato che "il Pd vuole che i cittadini scelgano gli eletti, ma se qualcuno vuole una legge elettorale con le preferenze sappia che non siamo disponibili". E senza preferenze come faranno i cittadini a scegliere chi votare? Forse la Finocchiaro, sulla scena politica da ben 28 anni, ha paura di venire trombata alle prossime elezioni? Sarebbe pure l'ora che si facesse da parte e che non si ricandidasse più. Faccia di bronzo.

Rosy, Beppe, Pierferdinando e i matrimoni omosessuali
Non bastava il mitico Giovanardi che un giorno sì e l'altro pure inveisce contro gli omosessuali, con toni razzisti a dir poco. Rosy Bindi, dopo aver fatto una pessima figura all'assemblea del Pd, dove, appellandosi a cavilli burocratici, ha impedito che si votassero alcune proposte sul riconoscimento dei matrimoni fra omosessuali, ha citato, a supporto della sua (e non solo) posizione una sentenza della Corte Costituzionale che li proibirebbe. Come anche la Costituzione. Falso perché la Corte ha solo detto che per il riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso è necessario una legge e non sia possibile estenderlo automaticamente. Nella Costituzione poi non c'è alcun articolo che li riguarda, tantomeno un divieto. Pinocchia.
Grillo si è voluto distinguere da par suo e, dopo essersi dichiarato opportunisticamente a favore dei matrimoni tra omosessuali, ha accusato la Bindi di non aver mai avuto problemi di convivenza con il vero amore. Non solo volgare ma anche maschilista. Una cosa è rispondere politicamente, un'altra è offendere personalmente. Sull'amore poi. Vergognoso.
Anche Casini ha voluto dire la sua, definendo i matrimoni tra omosessuali  incivili. Incivili e immorali sono le prebende e i privilegi che percepiscono i parlamentari. Ma su questo, il buon Pierferdi, preferisce glissare. Ipocrita.


Il Pd e lo statuto.
Lo statuto del Pd prevede che si possa essere candidati per un massimo di tre legislature. Rosy Bindi, che con l'attuale è alla sesta non potrebbe essere più candidabile. Con lei rischiano molti pezzi da novanta, tra i quali D'Alema, alla settima, Veltroni, alla sesta, Fioroni, alla quarta. In totale sono una settantina, non pochi. In molti, all'interno del Pd, cominciano a non sopportare più "l'arroganza della vecchia guardia nel ritenersi indispensabile" (Sandro Gozi in un'intervista alla Stampa). Il dilemma è concedere una deroga a tutti questi "vecchietti" o dare inizio a quel famoso rinnovamento nelle persone e nelle idee che tanto si predica a parole ma per nulla lo si pratica nei fatti? Amletici.


Silvio.
Abbiamo evitato di commentare la probabile ridiscesa in campo di Berlusconi. Il cui cervello è in fuga da troppo tempo ormai e non fa più notizia.

sabato 14 luglio 2012

Cervelli in fuga: nuova puntata


Leoluca e le poltrone
Eletto per la quarta (!) volta sindaco di Palermo, Leoluca Orlando avrebbe già dovuto dimettersi dalla carica di parlamentare, cosi come stabilisce una sentenza della Corte Costituzionale del 2011, che sancisce l’incompatibilità della carica di sindaco di un comune con più di 20.000 abitanti con quella di parlamentare. A tutt’oggi il buon Leoluca, ricordiamo ras incontrastato dell’Idv siciliano, non ha ancora compiuto questo semplice passo. Il perché non ci è dato sapere. Bostik

Gianfranco e il futuro
Da quando ha abbandonato il Pdl, Gianfranco Fini non ne azzecca più una. Fallito, per ora, il progetto del Terzo Polo, con una formazione politica, Fli, che non è mai decollata veramente, il buon Gianfranco sta cercando in tutti i modi di dare un senso al suo futuro politico sempre meno roseo. E così, l’ultima pensata è stata quella di allearsi con il Pd per il 2013, con Bersani premier, a patto che l’eventuale governo sia appoggiato dagli stessi partiti che sostengono quello attuale. All’interno di Fli le critiche sono piovute come grandine. A tutto c’è un limite hanno sostenuto in parecchi. Opportunismo o colpo di sole?

Michele e la televisione
Michele Santoro è un conduttore sicuramente carismatico ma che spesso predica bene e razzola male. Dopo aver lasciato mamma Rai (con una buonuscita di 2 mln di euro) e fallito l’accordo con La7, fonda Servizio Pubblico, un programma indipendente trasmesso in streaming, finanziato con una libera sottoscrizione di 10 €. In poco tempo fu raccolto 1 mln e così l’avventura iniziò. Oggi, a distanza di un anno, Santoro ritorna sulle proprie decisioni e firma un cospicuo accordo commerciale con La7 (8 mln di euro per 24 puntate)  per trasmettere Servizio Pubblico. I sottoscrittori del web non l’hanno presa bene. E delusi dalla “rivoluzione tradita” chiedono conto del denaro che hanno dato al conduttore. Che promette nulla cambierà. Servizio pubblico o privato?

Pierluigi e le primarie
“Faremo le primarie”. Non più di un mese fa il segretario del Pd Pierluigi Bersani faceva questo annuncio. All’interno del Pd si scatenò la corsa a chi doveva parteciparvi. Ogni giorno i candidati aumentavano sempre più. Ma nell’o.d.g. dell’assemblea nazionale del Pd del 16 luglio la discussione sulle primarie è scomparsa con buona pace dei c.d. rottamatori o rinnovatori. I quali, a partire da Renzi e Civati per finire alla Serracchiani hanno preferito, democristianamente, glissare sull’argomento condividendo la scelta del segretario. Ma a pochi giorni dall’assemblea nazionale ecco il “contrordine compagni!”. Le primarie si faranno purché non si trasformino in un congresso del partito. Il rinnovamento, come il paradiso, può attendere. Confusionario.

martedì 3 luglio 2012

Cervelli in fuga


E’ il titolo di una nuova rubrica periodica con la quale commenteremo le “perle” più luminose della politica nostrana.

Elsa e la Costituzione.
Dopo le lacrime di coccodrillo e il pasticcio sul numero degli esodati, ennesimo scivolone, ancora più rovinoso, del ministro del Welfare Elsa Fornero. Ad un’intervista al WSJ[1] ha dichiarato che “il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio”. L’infelice e improvvida dichiarazione si commenta da sola. Per rinfrescare la memoria alla sig.ra ministro ricordiamo che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”[2] e che “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettive questo diritto”[3].
Urge un ripasso della Costituzione. Rimandata a settembre.

Debora e la storia d’Italia.
Debora Serracchiani, giovane europarlamentare del Pd, si è detta favorevole all’alleanza tra Pd e Udc. D’altronde, ha affermato, “il Pci e la Dc, insieme, fecero leggi come quella sul divorzio o sull’aborto”. Come? Il Pci e la Dc? Convinti che non sia andata così, per scrupolo, abbiamo controllato sui libri di storia. La legge sul divorzio si deve principalmente al Partito Socialista Italiano[4]. La Dc  votò contro e raccolse le firme per il referendum abrogativo. Indetto il referendum, solo il Psi e i Radicali, tra i partiti che l’avevano votata in Parlamento, fecero una massiccia campagna elettorale a favore del NO (che poi vinse nettamente). Il Pci, per non irritare il Vaticano e convinto che il NO avrebbe perso, si tenne opportunisticamente in disparte. La legge sull’aborto è invece una battaglia vinta dai Radicali. Anche in questo caso il Pci si limitò a votare a favore in Parlamento mentre la Dc votò contro. Suggeriamo alla Serracchiani di studiare approfonditamente la storia dell'Italia. Nel frattempo, bocciata senza appello!

Nicola e Tonino. I ricatti della strana coppia.
Sempre a proposito dell’alleanza Pd-Udc. Nichi Vendola e Tonino Di Pietro spaventati di rimanere ai margini di una futura coalizione di centrosinistra, lanciano ricatti e ultimatuma al Pd. “Non mi interessa un’alleanza tra Pd e Udc. Io mi siedo a parlare con il Pd solo se c’è anche Di Pietro” ha dichiarato Vendola. Una strana coppia, Vendola e Di Pietro. Il primo ha ripetuto come un mantra ossessivo di volere le primarie di coalizione per poi tirarsi clamorosamente indietro e continua a non chiarire con quali alleanze vuole correre alle elezioni. Il secondo ogni giorno non risparmia critiche feroci al Pd ma vuole ripartire dalla “foto” di Vasto. Nel frattempo, Beppe Grillo e il M5S ringraziano per la straordinaria e gratuita campagna elettorale a favore che questo litigioso centrosinistra gli sta facendo. Autolesionisti.

Umberto e l’orgoglio padano.
Una fine ingloriosa. Ormai sul viale del tramonto, messo definitivamente da parte con la carica simbolica di presidente del partito, per l’ultima volta Umberto Bossi ha provato a scaldare gli animi, al congresso della Lega, senza riuscirci. “La Lega non ha rubato niente, i farabutti sono i romani, non i padani”. Un pessimo e vergognoso canto del cigno. Penoso.



[1] Wall Street Journal
[2] Art.1 comma 1 Cost.
[3] Art.4 comma 1 Cost.
[4] con la presentazione, nel 1965, di un progetto di legge del deputato Loris Fortuna,  integrato da un altro progetto di legge del deputato liberale Antonio Baslini, prima di venire approvata il 1° dicembre 1970. E’ conosciuta anche come legge Fortuna-Baslini.

mercoledì 13 giugno 2012

L’opera dei pupi


Vi chiediamo scusa anticipatamente, gentili lettori, per questo post. Il perché è presto detto. Ci ostiniamo a discutere di politica mentre l’Italia è attanagliata da atroci dubbi su chi siano i giocatori omosessuali della Nazionale e se Balotelli debba di nuovo partire titolare o meno alla prossima partita. Di fronte a siffatte drammatiche situazioni, ci rendiamo perfettamente conto che la politica è fuori luogo. Purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) noi siamo un partito politico e quindi di politica dobbiamo parlare, non di altro. Ci vogliamo occupare della situazione politica siciliana, che poi è sintomatica di quella nazionale. Raffaele Lombardo, a capo di una “strana” maggioranza (centrodestra più il Pd), ha rassegnato le dimissioni in quanto indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Fra quattro mesi si andrà di nuovo alle elezioni. Come da copione arrivano le prime candidature. Claudio Fava, responsabile siciliano di Sel, Rosario Crocetta e Mirello Crisafulli del Pd (come d’uopo quando si tratta dei Democratici). Partiamo da Claudio Fava. Nulla da dire sulla persona, sul suo straordinario impegno nella lotta alla mafia (che gli ha ammazzato il padre, il giornalista Pippo Fava). Il punto è un altro. Fava, seppur giovane d’età (rispetto all’attuale classe politica) ha già alle spalle una notevole carriera politica. Possibile che all’interno di Sel siciliano non ci siano altre personalità forti sulle quali puntare? Dov’è allora il ricambio della classe politica tanto declamato anche da Vendola e che il paese intero richiede a gran voce? La realtà, lo ribadiamo ancora una volta, è che Sel è una stretta oligarchia. Così come l’Idv. Dove, sempre in Sicilia, si è consumata una lotta intestina tra Leoluca Orlando e Fabrizio Ferrandelli, con quest’ultimo espulso dal partito dipietrista in quanto reo di essersi candidato alle primarie (poi vinte) del centrosinistra per le elezioni comunali a Palermo, che sarebbe spettata ad Orlando, il capo dell’Idv isolana, un volto nuovo della politica! Ad ogni elezione, sia per Sel che per l’Idv, i volti e i nomi che girano sono sempre gli stessi. Il sospetto è che si predichi bene e si razzoli male. A questo punto dovremmo fare le considerazioni sugli altri due candidati, quelli del Pd. Lo sappiamo, gentili lettori, che parlare del Pd è come sparare sulla Croce Rossa. Ma non è colpa nostra se il partito di Bersani non ne azzecca una. In Sicilia ha poi dato il meglio, pardon peggio, di sé. Il pasticcio sulle primarie alle comunali per Palermo, con le solite spaccature all’interno,  ne è un esempio evidente. Ma è con l’appoggio e la conseguente entrata in maggioranza di centrodestra alla Regione Sicilia(della serie: la coerenza si chiede sempre agli altri mai a sé stessi. Chi ha orecchi…) che il partito di Bersani ha raggiunto la summa della politica. Dopo aver prima appoggiato esternamente Lombardo, per poi entrare in maggioranza e approvare molti provvedimenti della giunta, il Pd ha chiesto la sfiducia del Governatore, abbandonando la nave prima che affondi. E siccome il Pd sa sempre cosa fare, oltre ai due propri candidati, sta pensando di appoggiare la candidatura di Gianpiero D’Alia, principale esponente dell’Udc siciliano. Quando si dice avere le idee chiare! A questo si aggiunga che Rosario Crocetta, altro esponente della lotta alla mafia, è già europarlamentare mentre il senatore Mirello Crisafulli, incurante del partito, si è autocandidato. Dimenticandosi che è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio (di dimissioni o espulsione dal partito manco a parlarne. D’altronde Crisafulli è un vero e proprio “ras” delle preferenze). Ancora una volta il centrosinistra si presenta spaccato. Una pessima opera dei pupi non c’è che dire. Che non promette nulla di buono in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.