domenica 15 aprile 2012
La chiusura del cerchio magico
Mancava. La
girandola di scandali che in questi anni ha colpito tutti i partiti, aveva solo
sfiorato la Lega Nord. Fino ad oggi. Le cronache giudiziarie di questi giorni
ci consegnano un quadro politico disastroso.
E’ l’ennesima conferma del
fallimento morale e politico dei partiti protagonisti della Seconda Repubblica.
E così, dopo chi
allora aveva lanciato sputi e monetine, dopo chi aveva invocato la pena di
morte, anche chi aveva sventolato in Parlamento il cappio della forca è stato
travolto dagli scandali. Aveva ragione Pietro Nenni quando affermava che “c’è
sempre uno più puro che ti epura”. Sgombriamo però il campo dai dubbi. Non c’è
alcuno spirito di rivalsa da parte nostra ne alcunché da festeggiare. C’è solo
una profonda amarezza e un grande sconforto. Dovuti al fatto che questi partiti
(ma si possono definire ancora tali?) , giusto vent’anni fa, hanno avuto
l’occasione di rinnovare la politica e con essa il Paese. Invece di affrontare
seriamente e risolvere definitivamente la questione morale, non sappiamo se per
viltà, per incapacità o per entrambe, hanno preferito mettere la testa sotto la
sabbia, come gli struzzi. Dall’alto (o dal basso?) della loro presunta, e tutt’altro
che dimostrata superiorità morale, questi partiti hanno pensato che, cancellati
dalla scena politica i protagonisti della Prima Repubblica, tutto si sarebbe
aggiustato da solo così, d’incanto. Non solo si sono sbagliati ma la questione
morale si è trasformata sempre più in un grosso bubbone che alla fine è
scoppiato. Colpendo proprio coloro che avevano il dovere morale, prima che
politico, di eliminarlo. La Lega Nord non ha fatto altro che adeguarsi, nel
tempo, allo status quo. Come tutti, ha predicato bene e razzolato male, anzi
malissimo. Adesso tutti versano lacrime di coccodrillo e in pochi giorni, per
salvare la faccia, la nuova summa della politica nostrana, il triangolo ABC
(Alfano, Bersani e Casini), ha proposto una bozza di accordo per i
finanziamenti e i rimborsi elettorali dei partiti[1]. Vedremo come
andrà a finire. Un’ultima
considerazione. Lo scandalo che ha travolto la Lega Nord è la pietra tombale sulla
Seconda Repubblica. Anzi, per usare un’espressione tanto cara alla Lega stessa,
ha chiuso definitivamente il cerchio magico.
Che di magico aveva
solo il potere di far sparire i soldi.
Una fine ingloriosa
quella della Seconda Repubblica, un ventennio che doveva rappresentare il
riscatto della politica e la rinascita del Paese ma che, invece, si è
dimostrato solo peggiore della Prima.
[1] La bozza prevede di bloccare, in
attesa di controllo, i rimborsi per le elezioni politiche e regionali ma non
quelli delle elezioni europee. I cui rimborsi ingiustamente finiranno nelle
casse dei partiti più grossi a discapito di quelli che non sono riusciti a
superare la soglia di sbarramento del 4%.
sabato 7 aprile 2012
mercoledì 7 marzo 2012
mercoledì 22 febbraio 2012
Dalle stelle alle stalle
Uno dei
più gravi errori che la politica post-tangentopoli ha commesso, è stato quello
di chiudersi nei palazzi e, soprattutto, nelle televisioni. Ciò ha permesso, da
un lato, il trionfo del berlusconismo, che sopravvive a Berlusconi stesso, e
dall’altro il distacco, sempre più profondo, dalla realtà quotidiana del paese.
Logica conseguenza ne è stata la crescente disaffezione della gente verso i
partiti, considerati tutti uguali e con l’unico intento di conseguire sempre
più potere. Con questa crisi dei partiti, sono nate nuove formazioni politiche
che fanno capo ad una sola persona o a poche, spesso nominate dal capo stesso.
Pensiamo al Pdl ma anche all’Idv e a Sel.
In questo contesto, da un anno a
questa parte, è comparsa un’altra formazione politica di questo tipo: il
Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, nato come associazione di liste civiche. La
motivazione di fondo della sua costituzione sta nella più totale avversione
verso i partiti e vuole cavalcare così la disaffezione antipolitica di cui
sopra. Motivazioni rispettabili ma, per quanto ci riguarda, altrettanto
opinabili. E’ risaputa la nostra posizione sulle liste civiche e non è il caso
di riprenderla. Non condividiamo la motivazione di Grillo e dei suoi
sostenitori secondo i quali i partiti devono essere superati e che il
cambiamento, ovviamente in meglio, è rappresentato solo dal M5S.
I partiti devono essere riformati e riportati alla loro funzione di indirizzo politico (che non esercitano più, ridotti come sono a gruppi di capicorrente che mirano solo al potere), non superati per far posto a nuovi uomini della Provvidenza. Il M5S si è presentato alle scorse amministrative in più città ottenendo un lusinghiero risultato. Dopodichè sono cominciati i problemi. Fedele alla sua icona di contestatore, una sorta di novello Masaniello, il buon Beppe ha cominciato a sparare a destra e a manca. Ha iniziato criticando aspramente la vittoria di Pisapia a Milano, per poi passare a Vendola e a De Magistris. Successivamente ci sono state le giustificazioni (con tanto di marcia indietro…) alle violenze in Val di Susa per la costruzione della TAV e agli ordigni alle varie sedi di Equitalia. Criticare è legittimo, farlo a prescindere, ritenendosi un guru infallibile, è presunzione. Giustificare la violenza è pericoloso e da irresponsabili. Le critiche sono piovute a raffica, anche da parte degli stessi grillini. Come se nulla fosse, il Nostro ha proseguito per la sua strada e ha affidato il M5S a una stretta oligarchia, da lui nominata e che solo a lui fa capo, alla faccia della condivisione e della democrazia! Non mancano le correnti, i litigi e le lotte intestine per le poltrone. Insomma il M5S comincia a somigliare sempre più a quei partiti che avversa. Alle critiche, però, cominciano ad aggiungersi le defezioni. Che sono diventate più numerose (anche se pochi ne parlano, perché bisogna portare acqua al mulino del Movimento) in occasione dell’uscita di Grillo sullo ius soli[1], cioè il riconoscimento della cittadinanza italiana ai nati in Italia da immigrati stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese. Un segno di grande civiltà.
Grillo invece lo ha bocciato, al pari della Lega e del Pdl (queste ultime con motivazioni diverse) ritenendolo solo fumo negli occhi per distrarre gli italiani dai problemi reali. I suoi stessi sostenitori lo hanno bollato come xenofobo, razzista e fascista. Alcuni lo hanno persino invitato a lasciare il Movimento!
Le polemiche e le critiche nei confronti del Movimento 5 Stelle sono diventate ancora più forti a proposito della Giornata della Memoria. In occasione della quale, il M5S del Piemonte, sulla propria pagina di Facebook, ha fatto un paragone orribile e inquietante, equiparando nazismo e sionismo[2].
A parte una presa di distanza formale da parte dei consiglieri del M5S eletti alla regione Piemonte (il post è stato rimosso con notevole ritardo e solo a causa delle feroci polemiche scaturite) e di qualche altro amministratore, non si è avuta nessuna reazione scandalizzata dalla maggior parte dei grillini, men che meno dal grande capo! Ora, siamo tutti d’accordo nel criticare e condannare la politica colonialista di Israele, i crimini commessi nei confronti dei palestinesi, e auspichiamo una soluzione pacifica del conflitto mediorientale e la creazione di uno Stato palestinese. Detto questo, però, non ci risulta che i palestinesi vengano deportati in massa, rinchiusi in campi di concentramento e sterminati con le camere a gas o nei forni crematori. E allora vogliamo chiudere questo post con Albert Einstein. Il quale, ebreo, per sfuggire ai nazisti, emigrò negli Stati Uniti. Sul questionario d'immigrazione, alla voce "razza" scrisse: Umana.
I partiti devono essere riformati e riportati alla loro funzione di indirizzo politico (che non esercitano più, ridotti come sono a gruppi di capicorrente che mirano solo al potere), non superati per far posto a nuovi uomini della Provvidenza. Il M5S si è presentato alle scorse amministrative in più città ottenendo un lusinghiero risultato. Dopodichè sono cominciati i problemi. Fedele alla sua icona di contestatore, una sorta di novello Masaniello, il buon Beppe ha cominciato a sparare a destra e a manca. Ha iniziato criticando aspramente la vittoria di Pisapia a Milano, per poi passare a Vendola e a De Magistris. Successivamente ci sono state le giustificazioni (con tanto di marcia indietro…) alle violenze in Val di Susa per la costruzione della TAV e agli ordigni alle varie sedi di Equitalia. Criticare è legittimo, farlo a prescindere, ritenendosi un guru infallibile, è presunzione. Giustificare la violenza è pericoloso e da irresponsabili. Le critiche sono piovute a raffica, anche da parte degli stessi grillini. Come se nulla fosse, il Nostro ha proseguito per la sua strada e ha affidato il M5S a una stretta oligarchia, da lui nominata e che solo a lui fa capo, alla faccia della condivisione e della democrazia! Non mancano le correnti, i litigi e le lotte intestine per le poltrone. Insomma il M5S comincia a somigliare sempre più a quei partiti che avversa. Alle critiche, però, cominciano ad aggiungersi le defezioni. Che sono diventate più numerose (anche se pochi ne parlano, perché bisogna portare acqua al mulino del Movimento) in occasione dell’uscita di Grillo sullo ius soli[1], cioè il riconoscimento della cittadinanza italiana ai nati in Italia da immigrati stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese. Un segno di grande civiltà.
Grillo invece lo ha bocciato, al pari della Lega e del Pdl (queste ultime con motivazioni diverse) ritenendolo solo fumo negli occhi per distrarre gli italiani dai problemi reali. I suoi stessi sostenitori lo hanno bollato come xenofobo, razzista e fascista. Alcuni lo hanno persino invitato a lasciare il Movimento!
Le polemiche e le critiche nei confronti del Movimento 5 Stelle sono diventate ancora più forti a proposito della Giornata della Memoria. In occasione della quale, il M5S del Piemonte, sulla propria pagina di Facebook, ha fatto un paragone orribile e inquietante, equiparando nazismo e sionismo[2].
A parte una presa di distanza formale da parte dei consiglieri del M5S eletti alla regione Piemonte (il post è stato rimosso con notevole ritardo e solo a causa delle feroci polemiche scaturite) e di qualche altro amministratore, non si è avuta nessuna reazione scandalizzata dalla maggior parte dei grillini, men che meno dal grande capo! Ora, siamo tutti d’accordo nel criticare e condannare la politica colonialista di Israele, i crimini commessi nei confronti dei palestinesi, e auspichiamo una soluzione pacifica del conflitto mediorientale e la creazione di uno Stato palestinese. Detto questo, però, non ci risulta che i palestinesi vengano deportati in massa, rinchiusi in campi di concentramento e sterminati con le camere a gas o nei forni crematori. E allora vogliamo chiudere questo post con Albert Einstein. Il quale, ebreo, per sfuggire ai nazisti, emigrò negli Stati Uniti. Sul questionario d'immigrazione, alla voce "razza" scrisse: Umana.
[1]In Italia, la disciplina è interamente
demandata alla legge ordinaria. La cittadinanza si può acquisire:
-con lo ius sanguinis (diritto di sangue):nascita da un genitore in possesso della cittadinanza;
-con lo ius soli (diritto del suolo), per il fatto di essere nato sul territorio dello stato;
-per il fatto di aver contratto matrimonio con un cittadino;
-per naturalizzazione (o per decreto o concessione), a seguito di un provvedimento della pubblica autorità, subordinatamente alla sussistenza di determinate condizioni.
Attualmente la maggior parte degli stati europei adotta lo ius sanguinis, eccetto la Francia, dove vige lo ius soli dal 1515.
-con lo ius sanguinis (diritto di sangue):nascita da un genitore in possesso della cittadinanza;
-con lo ius soli (diritto del suolo), per il fatto di essere nato sul territorio dello stato;
-per il fatto di aver contratto matrimonio con un cittadino;
-per naturalizzazione (o per decreto o concessione), a seguito di un provvedimento della pubblica autorità, subordinatamente alla sussistenza di determinate condizioni.
Attualmente la maggior parte degli stati europei adotta lo ius sanguinis, eccetto la Francia, dove vige lo ius soli dal 1515.
[2] Il sionismo è un movimento politico
internazionale il cui scopo originario era quello dell'affermazione del diritto all'autodeterminazione del popolo ebraico attraverso l'istituzione di uno stato
ebraico. Con la creazione di quest’ultimo nel 1948, si è trasformato in
movimento di sostegno allo stato. Non tutti gli ebrei del mondo sono favorevoli
ad esso, non ne fanno parte e sono fortemente critici, soprattutto riguardo
alla politica adottata da Israele nei confronti dei palestinesi.
giovedì 16 febbraio 2012
Il ritorno del Gattopardo
Vent’anni fa un uomo politico, grande leader e grande statista, veniva
assurto a simbolo di quel terremoto politico-giustizialista conosciuto come Tangentopoli.
Solo a lui, nonostante i successi ottenuti sia in campo politico sia in campo
economico da Presidente del Consiglio[1], venne riservato, soprattutto da un’opinione
pubblica aizzata da chi gli era stato sempre politicamente e
personalmente avverso, un trattamento terribile. Il prezzo pagato, a fronte
delle reali responsabilità che furono accertate durante i procedimenti
giudiziari e che non erano maggiori
rispetto a quelle di altri leader e partiti coinvolti, fu salatissimo. Oltre a subire
quello morale, rischiò il linciaggio fisico in una famosa sera in cui la
barbarie prese il sopravvento sul rispetto di un essere umano. Un’ inutile, ultima,
umiliazione che si poteva e si doveva risparmiare. Troppo tardi avvenne la sua
ammissione di responsabilità con la denuncia di un sistema totalmente corrotto[2]. Si pensava che la sua
(e del suo partito) fine , politica e umana, potesse chiudere definitivamente una brutta e drammatica stagione della politica italiana. Invece, a vent’anni di distanza, siamo a parlare ancora una volta di corruzione nei partiti come se nulla fosse (o meglio è) cambiato. Il caso di Luigi Lusi, senatore del Pd accusato di aver sottratto ben 13 ml di euro quando era tesoriere della Margherita[3] ci riporta indietro nel tempo. La Margherita è stato uno dei due cofondatori del Pd. Dove, nonostante l’espulsione immediata dal partito di Lusi, non sono affatto tranquilli. La vicenda sta passando in secondo piano, a causa del maltempo che attanaglia l’Italia e che occupa le cronache di Tg e giornali. La questione è grave. Oltre all’illecito, l’aspetto più allucinante è che partiti ormai estinti continuino a ricevere contributi dallo Stato. Tra il 2007 e il 2011, questi partiti hanno continuato a percepire cospicui rimborsi elettorali (per qualsiasi elezione) per cinque anni anche se la legislatura ne durava due[4]. Inoltre, i partiti che superano lo sbarramento (laddove previsto cioè per le politiche e le europee), e cioè gli stessi di cui sopra, si spartiscono i soldi dei rimborsi dei partiti che invece non ce l'hanno fatta. Un vergognoso doppio scandalo perpetrato da chi, nel 1992, si ergeva sul piedistallo di una falsa moralità e innocenza. E' il ritorno del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: “bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è”. E’ così è stato. Il caso Lusi dimostra, non essendo né il primo né l’ultimo (è di questi giorni la notizia dell'arresto del vicepresidente del consiglio regionale umbro ed ex-sindaco di Gubbio Orfeo Goracci, di Rifondazione Comunista, per abuso d'ufficio e concussione), come la corruzione nei partiti non sia stata affatto sconfitta, così come la questione morale non ancora affrontata seriamente[5]. Inoltre la vicenda riporta a galla i limiti e le manchevolezze di un’indagine, Tangentopoli, parziale e poco efficace. Carlo De Benedetti, il proprietario ed editore del quotidiano La Repubblica e del settimanale L'Espresso, nel libro del giornalista M. Damilano[6] ha affermato: “in quella operazione (cioè Mani Pulite ndb) il PCI è stato protetto, perché sia Borrelli che D’Ambrosio volevano distruggere un sistema di potere, non tutti i partiti, non la politica”.
Non sappiamo se le cose siano andate così come afferma De Benedetti.
Certo, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.
(e del suo partito) fine , politica e umana, potesse chiudere definitivamente una brutta e drammatica stagione della politica italiana. Invece, a vent’anni di distanza, siamo a parlare ancora una volta di corruzione nei partiti come se nulla fosse (o meglio è) cambiato. Il caso di Luigi Lusi, senatore del Pd accusato di aver sottratto ben 13 ml di euro quando era tesoriere della Margherita[3] ci riporta indietro nel tempo. La Margherita è stato uno dei due cofondatori del Pd. Dove, nonostante l’espulsione immediata dal partito di Lusi, non sono affatto tranquilli. La vicenda sta passando in secondo piano, a causa del maltempo che attanaglia l’Italia e che occupa le cronache di Tg e giornali. La questione è grave. Oltre all’illecito, l’aspetto più allucinante è che partiti ormai estinti continuino a ricevere contributi dallo Stato. Tra il 2007 e il 2011, questi partiti hanno continuato a percepire cospicui rimborsi elettorali (per qualsiasi elezione) per cinque anni anche se la legislatura ne durava due[4]. Inoltre, i partiti che superano lo sbarramento (laddove previsto cioè per le politiche e le europee), e cioè gli stessi di cui sopra, si spartiscono i soldi dei rimborsi dei partiti che invece non ce l'hanno fatta. Un vergognoso doppio scandalo perpetrato da chi, nel 1992, si ergeva sul piedistallo di una falsa moralità e innocenza. E' il ritorno del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: “bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è”. E’ così è stato. Il caso Lusi dimostra, non essendo né il primo né l’ultimo (è di questi giorni la notizia dell'arresto del vicepresidente del consiglio regionale umbro ed ex-sindaco di Gubbio Orfeo Goracci, di Rifondazione Comunista, per abuso d'ufficio e concussione), come la corruzione nei partiti non sia stata affatto sconfitta, così come la questione morale non ancora affrontata seriamente[5]. Inoltre la vicenda riporta a galla i limiti e le manchevolezze di un’indagine, Tangentopoli, parziale e poco efficace. Carlo De Benedetti, il proprietario ed editore del quotidiano La Repubblica e del settimanale L'Espresso, nel libro del giornalista M. Damilano[6] ha affermato: “in quella operazione (cioè Mani Pulite ndb) il PCI è stato protetto, perché sia Borrelli che D’Ambrosio volevano distruggere un sistema di potere, non tutti i partiti, non la politica”.
Non sappiamo se le cose siano andate così come afferma De Benedetti.
Certo, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.
[1] Per quanto riguarda quelli politici ricordiamo il caso Sigonella, uno degli esempi più lampanti. Per quelli in campo economico, riportiamo qualche stralcio delle considerazioni finali del Governatore Carlo Azeglio Ciampi (certamente non un craxiano nè tantomeno un socialista) alla 93a assemblea della Banca d'Italia “ ...Nel 1986 si sono concentrati i frutti di una azione tenace e di tendenze positive come non era più avvenuto da quando la prima crisi petrolifera, unendosi a squilibri interni, serrò l'economia italiana nelle strette dell'inflazione e ne minò la possibilità di sviluppo. La produzione e soprattutto la domanda interna hanno accelerato la crescita al 2,6% dell'una, al 3,2% dell'altra; il fabbisogno statale è stato contenuto entro i 110mila miliardi, al netto degli interessi e delle regolazioni di debiti pregressi è sceso da 46.000 a 36.000 miliardi di lire. Soprattutto l'inflazione è stata piegata. Quei progressi sono stati il risultato ultimo dell'azione del Governo, che si oppose alla deriva a cui, all'inizio degli anni '80, i prezzi e il sistema produttivo stavano abbandonandosi e che affrontò le cause interne all'inflazione. L'economia italiana è stata sottratta a squilibri irreparabili. L'ampliarsi del disavanzo pubblico veniva contrastato, la politica delle tariffe e dei prezzi amministrati cercava di contemperare le esigenze allocative e distributive con quella di non alimentare l'inflazione."
[2] In un drammatico discorso alla Camera dei Deputati il 3 luglio 1992, in cui chiamò a correità tutti i partiti. Ne diamo lo stralcio più significativo: “ Tutti sanno del resto che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.”.
L’Aula rimase in un assordante silenzio. Nessuno si alzò.
[2] In un drammatico discorso alla Camera dei Deputati il 3 luglio 1992, in cui chiamò a correità tutti i partiti. Ne diamo lo stralcio più significativo: “ Tutti sanno del resto che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.”.
L’Aula rimase in un assordante silenzio. Nessuno si alzò.
[3] Sembra
per finanziare il Big Bang di Matteo Renzi, oltre che per arricchimento
personale.
[4] In dettaglio ecco
le cifre (fonte: La Repubblica)
I Ds tra il 2008 e il 2011 hanno percepito in totale
32.312.974€. Il partito chiuse nell’ottobre 2007;
La Margherita, anche esso chiuso nell’ottobre 2007, tra il 2008 e il 2011 ha ricevuto 21.562.353€;
Forza Italia, chiuso nel novembre 2007, ha percepito
quasi 100ml di €;
An, chiuso nel 2009 (ma già nel 2008 si presentò alla
elezioni sotto il simbolo del Pdl), ha percepito quasi 60 ml di €;
Uniti nell’Ulivo chiuse dopo la caduta del governo
Prodi. Ma continuò a percepire i rimborsi. In totale furono circa 52 ml€,
finiti nelle casse di Ds e Margherita che gli avevano dato vita;
Infine la Sinistra Arcobaleno (Rifondazione Comunista, Comunisti
Italiani, Sinistra Democratica e Verdi) che si presentò solo alle elezioni del
2008 (e poi si sciolse). In totale, dal 2008 al 2011, i partiti che ne facevano
parte hanno incassato, complessivamente, circa 7.108.000€
[5] Persino i Radicali! L’ex tesoriere del partito, Pasquale Quinto, è stato condannato a 10 mesi di reclusione per appropriazione indebita e aggravata dalle casse del partito.
[5] Persino i Radicali! L’ex tesoriere del partito, Pasquale Quinto, è stato condannato a 10 mesi di reclusione per appropriazione indebita e aggravata dalle casse del partito.
[6] Eutanasia di un
potere – ed. Laterza 2012
venerdì 27 gennaio 2012
giovedì 26 gennaio 2012
La libertà negata
La terribile esperienza del Ventennio fascista spinse i
nostri Padri Costituenti , alla stesura della Carta Costituzionale, ad
individuare, con la più ampia convergenza tra le forze progressiste e quelle
moderate, nella libertà di espressione del pensiero uno dei cardini del nuovo
stato democratico. Questo intendimento si tradusse nell’art. 21 della Costituzione[1]. Nato come articolo riguardante la
libertà di stampa, al comma 1 esso afferma il diritto di esprimere liberamente
il proprio pensiero[2]. Questa prolusione, gentili
lettori, è necessaria per spiegare ciò che è successo il 22 gennaio a
Milano. Durante la manifestazione leghista contro l’attuale governo e la sua
politica economica i compagni socialisti di Milano, guidati dal consigliere
comunale e responsabile del Psi lombardo, Roberto Biscardini, hanno promosso
un’iniziativa, civile e pacifica, per denunciare l’ipocrisia e la
responsabilità della Lega Nord per i suoi 15 anni di governo. Si è trattato
dell’esposizione di un lungo striscione al passaggio del corteo leghista in
vari punti del capoluogo lombardo. Striscione che non è affatto piaciuto ai
leghisti i quali, vedendolo, hanno cominciato ad inveire violentemente contro i
compagni milanesi.
Non solo. Minacciando disordini hanno “costretto” (?) la Digos ad ordinarne la rimozione, per “motivi di ordine pubblico”. A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa c’era scritto su quello striscione di così pericoloso per l’ordine pubblico? Assolutamente nulla gentili lettori. Lo striscione in questione era un gigantesco tricolore. Avete letto bene. La Digos ha ordinato ai compagni milanesi la rimozione, perché ritenuta pericolosa per l’ordine pubblico, della nostra bandiera nazionale! Ora, senza scadere nella retorica risorgimentale e delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia (che la Lega non ha festeggiato), il Tricolore rappresenta, insieme all’Inno di Mameli, il nostro simbolo di riconoscimento nel mondo. La Costituzione stessa stabilisce come esso deve essere composto[3] ed è tutelato anche dal codice penale. Tra i reati di opinione[4], infatti, c’è anche quello di vilipendio alla bandiera[5], reato di cui Bossi si è macchiato per ben due volte[6]. Dunque, invece di essere difeso dalle forze dell’ordine, il tricolore è stato da queste rimosso perché dava fastidio a chi lo ha sempre sbeffeggiato ed ha inneggiato (e lo fa tuttora) alla secessione! Altro che motivi di ordine pubblico.
In nessuna parte del mondo l’esposizione della propria bandiera nazionale può rappresentare e rappresenta un pericolo per l’ordine pubblico. E non ci risulta nemmeno in Italia, almeno fino al 22 gennaio scorso. Ma questo è il meno. L’atto di rimozione dello striscione ha rappresentato la negazione di quella fondamentale libertà di ogni stato democratico: il diritto di esprimere il proprio pensiero come sancito dalla nostra (e non solo) Costituzione. D’altronde non siamo né in dittatura né in uno stato di polizia. O si?
Non solo. Minacciando disordini hanno “costretto” (?) la Digos ad ordinarne la rimozione, per “motivi di ordine pubblico”. A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa c’era scritto su quello striscione di così pericoloso per l’ordine pubblico? Assolutamente nulla gentili lettori. Lo striscione in questione era un gigantesco tricolore. Avete letto bene. La Digos ha ordinato ai compagni milanesi la rimozione, perché ritenuta pericolosa per l’ordine pubblico, della nostra bandiera nazionale! Ora, senza scadere nella retorica risorgimentale e delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia (che la Lega non ha festeggiato), il Tricolore rappresenta, insieme all’Inno di Mameli, il nostro simbolo di riconoscimento nel mondo. La Costituzione stessa stabilisce come esso deve essere composto[3] ed è tutelato anche dal codice penale. Tra i reati di opinione[4], infatti, c’è anche quello di vilipendio alla bandiera[5], reato di cui Bossi si è macchiato per ben due volte[6]. Dunque, invece di essere difeso dalle forze dell’ordine, il tricolore è stato da queste rimosso perché dava fastidio a chi lo ha sempre sbeffeggiato ed ha inneggiato (e lo fa tuttora) alla secessione! Altro che motivi di ordine pubblico.
In nessuna parte del mondo l’esposizione della propria bandiera nazionale può rappresentare e rappresenta un pericolo per l’ordine pubblico. E non ci risulta nemmeno in Italia, almeno fino al 22 gennaio scorso. Ma questo è il meno. L’atto di rimozione dello striscione ha rappresentato la negazione di quella fondamentale libertà di ogni stato democratico: il diritto di esprimere il proprio pensiero come sancito dalla nostra (e non solo) Costituzione. D’altronde non siamo né in dittatura né in uno stato di polizia. O si?
[1] Riportiamo solo il comma 1 dell’art. 21: « Tutti hanno diritto di manifestare
liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di
diffusione. »
[2] Negli Stati Uniti questo fondamentale
diritto è sancito dal Primo Emendamento alla Costituzione.
[3] Art. 12 Cost.: « La bandiera della Repubblica è il tricolore
italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. »
[5] Art. 292 c.p.:«Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o
ad altro emblema dello Stato»
« Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la
bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro
1000 a euro 5000. La pena è aumentata da euro 5000 a euro 10000 nel caso in
cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o
di una cerimonia ufficiale. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente
distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera
nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a
due anni. Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende
la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori
nazionali.»
|
[6] In due occasioni, entrambe nel 1997. Per la prima, nel
2001 fu condannato ad 1 anno e 4 mesi, sentenza poi diventata definitiva in
Cassazione nel 2007. Per la seconda, nel 2002 la Camera non concesse
l’autorizzazione a procedere. La pena detentiva, con la riforma del 2006, fu
trasformata in una multa di 3000€.
venerdì 23 dicembre 2011
mercoledì 21 dicembre 2011
L’ultimo post
Il Psi ha presentato tre emendamenti alla manovra economica del Governo, in questi giorni in discussione al Senato, chiedendo che vengano presi in esame e votati in aula. Gli emendamenti, presentati dal Sen. Vizzini, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, riguardano alcuni temi discussi nell’ultima riunione della segreteria nazionale. Il primo emendamento presentato riguarda l’Imu cioè la nuova Ici. I socialisti chiedono, attraverso questo emendamento, che vengano escluse dal pagamento dell’Ici le abitazioni principali che costituiscano l’unica proprietà immobiliare. A questo si aggiunge la richiesta di abrogare l’esenzione dall’imposta per tutti quegli edifici di proprietà di enti religiosi adibiti anche ad attività commerciali (e quindi quelli “non esclusivamente commerciali”). ‘L’esercizio a qualsiasi titolo di un’attività commerciale – si legge nell’emendamento- anche nel caso in cui abbia carattere accessorio rispetto alle formalità istituzionali dei soggetti e non sia rivolta a fini di lucro, comporta la decadenza immediata dal beneficio delle esenzioni dell’imposta’. In questo modo si cancella un vero obbrobrio creato da questa scellerata definizione (si veda il post “Dio e Cesare”) e si recuperano notevoli risorse finanziarie che potranno coprire (eccome!) i mancati introiti derivanti dall’esclusione per l’abitazione principale delle famiglie italiane. Insomma la seconda richiesta serve per la prima.
Il secondo emendamento introduce nell’ordinamento il cosiddetto “prestito forzoso”a carico dei detentori dei grandi patrimoni: ‘in considerazione della eccezionalità della situazione economica e tenuto conto della esigenza di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, ai soggetti che detengono attività finanziarie di importo superiore a 1milione di euro, è fatto obbligo di sottoscrivere, nella misura dello 0,5% del patrimonio, titoli del debito pubblico poliennali. Sui titoli è corrisposto un tasso di interesse corrispondente all’indice dei prezzi al consumo applicabile'.
Il terzo emendamento riguarda i costi della politica eliminando la disposizione che consente ai privati, che contribuiscono a favore dei partiti per importi fino a 50.000 euro, di rimanere occulti e, nello stesso emendamento, si prevede per i contributi ai partiti politici la medesima detraibilità spettante alle Onlus.
Con questo ultimo post chiudiamo. Per il 2011 naturalmente. Il prossimo anno saremo di nuovo qui, con le nostre idee e le nostre proposte, sempre aperti al confronto civile e democratico con chiunque voglia farlo.
venerdì 9 dicembre 2011
Il caffè socialista
Il 23 novembre scorso si è svolta l’assemblea
congressuale del Psi di Basilicata in vista di quella nazionale dei primi di
dicembre a Fiuggi. L’ampia cornice di pubblico ha visto la partecipazione dei
massimi rappresentanti di quasi tutte le forze politiche lucane e di numerose
compagne e compagni.
Per la sezione di Genzano erano presenti il segretario cittadino Alessandro Ciola, e il vice-segretario Vito Quagliara. Questa nutrita partecipazione è il segno tangibile che i socialisti non solo esistono ma, malgrado le note vicende iniziate con la stagione giustizialista del 1992, sono lungi dallo scomparire come invece vorrebbero in molti. Gli ottimi risultati conseguiti alle ultime elezioni amministrative lasciano ben sperare per un definitivo rilancio dell’unico partito autenticamente riformista. L’unico partito che sin dalla sua nascita porta con sé i geni della cultura riformista, laica e liberale, così tanto liberale da sorvolare su chi si appropria indebitamente, per finalità propagandistiche o di facciata, dell’aggettivo “riformista”. Una cultura che ha permesso la conquista dei diritti civili e il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche del nostro paese. Il riformismo socialista è difesa dei più deboli, è dare più attenzione ai bisogni dei molti e non alle necessità dei pochi, è estendere al maggior numero di persone le libertà individuali e i diritti civili. E’ questa la bussola che indica il nostro cammino. Chi è autenticamente socialista sa che non ci sono altre vie, altri percorsi oltre questo. Il tema principale dell’assemblea, dal titolo “Per amore della Basilicata: svegliamola”, ha riguardato la situazione della nostra regione. Una situazione non ancora drammatica ma certamente per nulla rosea. Per troppo tempo la Basilicata ha affidato il proprio sviluppo esclusivamente a finanziamenti esterni, prima dello Stato (la Cassa del Mezzogiorno) e poi della Comunità Europea. La conseguenza è che finite o quasi tali risorse finanziare, con la perdita di competitività dell’Italia e con il patto di stabilità, l’economia lucana si è fermata. Per farla ripartire occorre svegliarla con un caffè buono ma anche forte. Un caffè socialista. La cui miscela è fatta di idee e azioni. Innanzitutto noi socialisti siamo convinti che ormai è tempo di una nuova cultura politica che sappia coinvolgere attivamente quella parte di società civile, i giovani e gli anziani, che spesso ne è esclusa. Una politica sempre meno ingerente nella gestione degli enti e delle società. Per questo siamo per un nuovo Statuto che stabilisca, una volta per tutte, se l’Ente Regione deve essere il legislatore e l’ente di programmazione o anche quello di gestione. Di conseguenza proponiamo l’accorpamento di tutti gli enti e le società su cui la Regione è direttamente competente. Per fare un esempio, Acqua SpA con Acquedotto Lucano e SEL, i Consorzi di Bonifica con l’ALSIA. Si ottengono da un lato una maggiore efficienza e quindi, un migliore servizio ai cittadini e dall’altro un minor di spreco di risorse finanziarie. Siamo per la modifica della legge elettorale regionale sulla falsariga di quella per le elezioni provinciali. Questo per dare la possibilità a tutte le aree della regione di poter esprimere i propri rappresentanti in seno al Consiglio regionale. Noi socialisti riteniamo che il ruolo di consigliere sia incompatibile con quello di assessore regionale. Perché bisogna separare nettamente la funzione di indirizzo politico, tipico del Consiglio, da quella di governo, di competenza della Giunta. Sullo sfruttamento delle risorse naturali la nostra proposta è quella di rinegoziare le royalties, troppo squilibrate a favore dello Stato e delle compagnie petrolifere. Inoltre siamo contrari a nuove trivellazioni e favorevoli a riservare ampie aree e comprensori all’agricoltura, al turismo e a piccole attività imprenditoriali e artigiane. Per quanto riguarda lo sviluppo e l’occupazione, la principale priorità, riteniamo che sarebbe meglio passare a strumenti semplici a sostegno dell’occupazione a tempo indeterminato. Bisogna ripensare il sistema degli incentivi alle imprese, non più finanziamenti con contributi a fondo perduto ma finanziamenti integrali basati su linee di credito garantite, e concentrarli sulle piccole imprese (artigiane, agricole, manifatturiere) che rappresentano il tessuto produttivo regionale e nazionale. Infine c’è bisogno di recuperare credibilità della politica e delle istituzioni. Il centrosinistra lucano deve ritrovare la coesione, cogliendo l’occasione della verifica del tavolo regionale per aprire un costruttivo confronto non in merito all’organigramma della nuova Giunta ma sugli obiettivi politico-programmatici. Tutti devono fare un passo indietro, a partire dal Pd. Il quale deve dare l’esempio e dimostrare di essere veramente un partito e non una compagine di leader locali che bisogna “accontentare” occupando tutte le postazioni istituzionali disponibili. Per contro il Pd deve ascoltare e includere anche partiti che sono portatori di grandi culture politiche, dal riformismo socialista ai moderati e a Sel. Solo così si ridà credibilità e autorevolezza alle istituzioni e alla politica. Questo è il caffè che noi socialisti vogliamo offrire per svegliare la Basilicata. A qualcuno, ne siamo sicuri, potrà anche risultare amaro. Ma è così che i veri intenditori suggeriscono di bere il caffè. Per apprezzarlo e gustarlo appieno.
Per la sezione di Genzano erano presenti il segretario cittadino Alessandro Ciola, e il vice-segretario Vito Quagliara. Questa nutrita partecipazione è il segno tangibile che i socialisti non solo esistono ma, malgrado le note vicende iniziate con la stagione giustizialista del 1992, sono lungi dallo scomparire come invece vorrebbero in molti. Gli ottimi risultati conseguiti alle ultime elezioni amministrative lasciano ben sperare per un definitivo rilancio dell’unico partito autenticamente riformista. L’unico partito che sin dalla sua nascita porta con sé i geni della cultura riformista, laica e liberale, così tanto liberale da sorvolare su chi si appropria indebitamente, per finalità propagandistiche o di facciata, dell’aggettivo “riformista”. Una cultura che ha permesso la conquista dei diritti civili e il miglioramento delle condizioni sociali ed economiche del nostro paese. Il riformismo socialista è difesa dei più deboli, è dare più attenzione ai bisogni dei molti e non alle necessità dei pochi, è estendere al maggior numero di persone le libertà individuali e i diritti civili. E’ questa la bussola che indica il nostro cammino. Chi è autenticamente socialista sa che non ci sono altre vie, altri percorsi oltre questo. Il tema principale dell’assemblea, dal titolo “Per amore della Basilicata: svegliamola”, ha riguardato la situazione della nostra regione. Una situazione non ancora drammatica ma certamente per nulla rosea. Per troppo tempo la Basilicata ha affidato il proprio sviluppo esclusivamente a finanziamenti esterni, prima dello Stato (la Cassa del Mezzogiorno) e poi della Comunità Europea. La conseguenza è che finite o quasi tali risorse finanziare, con la perdita di competitività dell’Italia e con il patto di stabilità, l’economia lucana si è fermata. Per farla ripartire occorre svegliarla con un caffè buono ma anche forte. Un caffè socialista. La cui miscela è fatta di idee e azioni. Innanzitutto noi socialisti siamo convinti che ormai è tempo di una nuova cultura politica che sappia coinvolgere attivamente quella parte di società civile, i giovani e gli anziani, che spesso ne è esclusa. Una politica sempre meno ingerente nella gestione degli enti e delle società. Per questo siamo per un nuovo Statuto che stabilisca, una volta per tutte, se l’Ente Regione deve essere il legislatore e l’ente di programmazione o anche quello di gestione. Di conseguenza proponiamo l’accorpamento di tutti gli enti e le società su cui la Regione è direttamente competente. Per fare un esempio, Acqua SpA con Acquedotto Lucano e SEL, i Consorzi di Bonifica con l’ALSIA. Si ottengono da un lato una maggiore efficienza e quindi, un migliore servizio ai cittadini e dall’altro un minor di spreco di risorse finanziarie. Siamo per la modifica della legge elettorale regionale sulla falsariga di quella per le elezioni provinciali. Questo per dare la possibilità a tutte le aree della regione di poter esprimere i propri rappresentanti in seno al Consiglio regionale. Noi socialisti riteniamo che il ruolo di consigliere sia incompatibile con quello di assessore regionale. Perché bisogna separare nettamente la funzione di indirizzo politico, tipico del Consiglio, da quella di governo, di competenza della Giunta. Sullo sfruttamento delle risorse naturali la nostra proposta è quella di rinegoziare le royalties, troppo squilibrate a favore dello Stato e delle compagnie petrolifere. Inoltre siamo contrari a nuove trivellazioni e favorevoli a riservare ampie aree e comprensori all’agricoltura, al turismo e a piccole attività imprenditoriali e artigiane. Per quanto riguarda lo sviluppo e l’occupazione, la principale priorità, riteniamo che sarebbe meglio passare a strumenti semplici a sostegno dell’occupazione a tempo indeterminato. Bisogna ripensare il sistema degli incentivi alle imprese, non più finanziamenti con contributi a fondo perduto ma finanziamenti integrali basati su linee di credito garantite, e concentrarli sulle piccole imprese (artigiane, agricole, manifatturiere) che rappresentano il tessuto produttivo regionale e nazionale. Infine c’è bisogno di recuperare credibilità della politica e delle istituzioni. Il centrosinistra lucano deve ritrovare la coesione, cogliendo l’occasione della verifica del tavolo regionale per aprire un costruttivo confronto non in merito all’organigramma della nuova Giunta ma sugli obiettivi politico-programmatici. Tutti devono fare un passo indietro, a partire dal Pd. Il quale deve dare l’esempio e dimostrare di essere veramente un partito e non una compagine di leader locali che bisogna “accontentare” occupando tutte le postazioni istituzionali disponibili. Per contro il Pd deve ascoltare e includere anche partiti che sono portatori di grandi culture politiche, dal riformismo socialista ai moderati e a Sel. Solo così si ridà credibilità e autorevolezza alle istituzioni e alla politica. Questo è il caffè che noi socialisti vogliamo offrire per svegliare la Basilicata. A qualcuno, ne siamo sicuri, potrà anche risultare amaro. Ma è così che i veri intenditori suggeriscono di bere il caffè. Per apprezzarlo e gustarlo appieno.
Il servizio del Tgr Basilicata
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